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Tecnica a singole unità follicolari

La metodica chirurgica Fue o micro fue essendo l’ultima nata, riassume tutte le innovazioni introdotte in ambito di correzione chirurgica della calvizie.

Non esiste una tecnica chirurgica migliore dell’altra in senso assoluto nel trapianto di capelli, pertanto la scelta della metodica chirurgica più opportuna è dettata dal quadro clinico del paziente ed ognuno naturalmente ha il proprio.

Anche la metodica FUT o STRIP è una tecnica a singole unità follicolari, solo che nel caso della FUE il prelievo delle singole unità follicolari avviene direttamente dalla zona donatrice del paziente.

Nel caso della FUT o STRIP invece, viene prelevata una losanga di cuoio capelluto dal distretto donatore del paziente, ovvero si pratica una piccola incisione e viene prelevata una strip, ossia un rettangolino di cuoio capelluto alto 10 o 15 millimetri e lungo per i centimetri del prelievo.

Dopo il prelievo della losanga si esegue una sutura estetica, una doppia sutura a punti singoli e quello che residua è solo un graffio orizzontale alto un millimetro c.a. e lungo per i centimetri del prelievo.

Punti di forza della FUE

La Fue tuttavia ha in se alcuni punti forti di estrema rilevanza: è una tecnica assolutamente indolore, è minimamente invasiva in quanto il prelievo delle singole unità follicolari avviene attraverso un bisturi a lama circolare il cui diametro è pochi decimi di millimetro.

Questo fa sì che il trauma in area prelievo é talmente piccolo, talmente ridotto che la guarigione si manifesta spontaneamente nel giro di 3 o 4 giorni.

Il prelievo avviene direttamente dallo scalpo del paziente dopo la rasatura.

La rasatura è condizione indispensabile per applicare la tecnica micro Fue o Fue almeno nella zona donatrice. Con la FUE DHI possiamo evitare la rasatura nell’area da ricostruire; questa è lunica differenza che esista tra la FUE a la FUE DHI.

Essendo una metodica minimamente invasiva, anche il post operatorio è più semplice e più facile da gestire.

Preleviamo le singole unità follicolari e le classifichiamo per numero di bulbi.

Le unità mono bulbari si impiantano nella prima fila allo scopo di dare un aspetto massimamente naturale, quelle con più bulbi invece si impiantano nei distretti interni.

Lo scopo è ottenere il massimo grado di foltezza allo stato dell’arte.

Le singole unità follicolari vengono posizionate all’interno di micro siti riceventi di 7-8 decimi di millimetro sul loro lato più lungo (almeno in casa nostra…) e da non confondere con la profondità della micro incisione destinata ad ospitare la singola unità follicolare.

Il chirurgo abile ed esperto conferisce il massimo grado di foltezza insieme ad una inclinazione “opportuna” e speculare a quella dei capelli indigeni ( i capelli indigeni sono i capelli non trapiantati. )sempre con l’obiettivo di dare la naturalezza massima.

Come già più volte affermato il trapianto di capelli è ben eseguito quando non si apprezza la sua realizzazione.

Finalità del trapianto di capelli

Un autotrapianto di capelli FUE ben eseguito conferisce al paziente un aspetto di persona sana, conferisce bellezza e comprensibilmente migliora in modo significativo il livello di autostima.

Da questo si evince facilmente l’importanza della qualità della struttura sanitaria alla quale il paziente si rivolge, l’importanza di una equipe chirurgica di massimo livello.

Un trapianto di capelli è per sempre quindi è importantissimo affidarsi a professionisti referenziati e di assoluto livello.

I capelli della zona donatrice devono essere considerati come un conto in banca che non è infinito.

In altre parole “quei soldi” devono essere spesi al momento giusto e nel modo corretto.

Nel trapianto di capelli il rischio zero non esiste, quindi è straordinariamente importante evitare i viaggi della speranza all’estero, magari allettati da prezzi low cost e senza sapere chi opera.

Ricordare sempre e comunque che un trapianto è per sempre, quindi se l’esito, il risultato non ci piace saremo comunque costretti a portarcelo dietro per tutta la vita.

La FUE con il capello riccio

La tecnica di autotrapianto di capelli FUE o micro Fue può essere consigliata in qualsiasi caso tranne quando dobbiamo confrontarci con un capello fortemente mosso o addirittura riccio.

Infatti quando il capello si presenta fisicamente in tal modo, l’unità follicolare sotto il piano cutaneo ha una curvatura estremamente pronunciata; questa forma fisica rende il prelievo, attraverso il micropunch (bisturi a lama circolare), praticamente impossibile poichè la percentuale di danneggiamento è inevitabilmente molto elevata poichè comprensibilmente il bisturi metallico non flette.

In questo specifico caso è necessario operare con tecnica FUT.

Questo ci fa ben capire come la scelta della tecnica chirurgica sia legata a molte variabili; ecco perché è importante che il centro chirurgico al quale ci rivolgiamo, ed in particolare i suoi professionisti siano in grado di operare con entrambe tecniche chirurgiche.

Trapianto di capelli: il progetto

La progettazione del trapianto di capelli è un passaggio fondamentale per una ottima riuscita dell’intervento.

Eseguita una anmnesi opportuna con informazioni relative alla alopecia del paziente, nonchè alla sua storia clinica viene definito il progetto, ovvero si stabilisce in base alle informazioni ricevute (ampiezza dell’area da recuperare, ricchezza del distretto donatore, qualità dei capelli, conformazione della scatola cranica, età del paziente, aspettative del paziente, numero di interventi ecc…) come sarà realizzato l’intervento e l’aspettativa realistica da nutrire.

Assicurarsi sempre che il paziente abbia capito il progetto e che lo condivida.

Il comune denominatore è sempre lo stesso: Aspetto estremamente naturale!

Molte cliniche come molti chirurghi tendono sempre a indicare in anticipo il numero dei bulbi da trapiantare.

E’ assolutamente impossibile stabilire in anticipo quanti bulbi andiamo a trapiantare poichè non possiamo saperlo.

Si può fare una stima di massima ma a nostro avviso non è corretto, complice il fatto che il paziente non può fare esercizio di controllo.

Peraltro il numero di bulbi è un dato completamente inutile per il paziente.

Cosa deve fare il paziente per evitare di essere raggirato visto che non può certo controllare quanti bulbi gli hanno impiantato?

Il paziente deve avere una visione macro, deve guardare il mosaico da lontano, solo così può vedere l’immagine.

In altre parole il paziente deve chiedere di quanti interventi ha bisogno per operare un recupero completo della sua alopecia e quel risultato quanto gli costerà.

In questo modo il paziente può operare scelte consapevoli e realistiche.

Prelievo delle singole unità follicolari FUE

Il trapianto capelli con tecnica FUE avviene attraverso il prelievo delle singole unità follicolari direttamente espiantate dall’area nucale dove esistono i bulbi insensibili alla aggressione del DHT ovvero del diidrotestosterone, in altre parole è l’ormone responsabile della caduta dei capelli.

Tuttavia può capitare un quadro clinico con una zona di prelievo povera (questo può dipendere da numerosi fattori, quali una alopecia molto avanzata, una zona donatrice non folta o addirittura una zona donatrice impoverita da un trapianto FUE precedentemente eseguito).

Il questi casi potrebbe essere opportuno eseguire l’intervento con tecnica FUT in modo da non impoverire ulteriormente in termini di densità di capelli per cm2 il distretto donante.

IN questi casi acuni chirurghi propongono un trapianto di peli corporei per sopperire alla mancanza di capelli da trapiantare.

E’ un tipo di intervento da sconsigliare con forza poichè la fase anagen (fase di crescita) di un pelo corporeo in generale è molto diversa in termini di durata da quella di un capello.

Infatti la fase anagen di un pelo dura qualche mese, mentre quella di un capello può durare fino a sette anni.

Il prelievo delle singole unità follicolari con tecnica FUE avviene attraverso l’uso di bisturi con lama circolare rotante del diametro di pochi decimi di millimetro (0,6 – 0.7 – 0,8 mm).

Si effettua il prelievo della singola unità attraverso un micro carotaggio del cuoio capelluto.

Naturalmente il chirurgo abile tende a scegliere bisturi dal diametro estremamente piccolo, i meno esperti possono usare bisturi con diametro abbondantemente oltre il millimetro; questo crea inevitabilmente esiti cicatriziali di diametro maggiore nell’area di prelievo con conseguente aumento della presenza di tessuto fibroso che potrebbe rendere in un futuro prossimo il paziente non più operabile insieme ad una maggiore visibilità delle cicatrici FUE che invece devono risultare impercettibili.

I micro siti riceventi:

La creazione dei micrositi riceventi destinati ad ospitare i nuovi capelli rappresenta in un certo senso, e più di altre, la fase in cui di decide il successo o l’insuccesso del trapianto FUE o FUT che sia.

Infatti ci sono due aspetti di importanza straordinaria e che dipendono esclusivamente dalle abilità del professionista che sta operando. Il chirurgo infatti deve essere abile a realizzare siti più vicino possibile gli uni agli altri al fine di dare il massimo grado di foltezza chirurgicamente possibile.

Inoltre deve conferire un angolo sovrapponibile a quello dei capelli che il paziente conserva ancora poichè come già detto più volte l’aspetto dovrà essere massimamente naturale e come è facilmente intuibile, il nuovo capello avrà l’inclinazione che il chirurgo ha deciso quando a realizzato il sito ricevente.

Naturalmente se il chirurgo è abile ed esperto utilizzerà dei micro bisturi per realizzare i micro siti riceventi straordinariamente piccoli.

Quando il quadro clinico del paziente lo consente noi utilizziamo dei bisturi da 0,45 mm.

In particolare si riserva massima attenzione alla dimensione del bisturi poichè sulla linea frontale devono essere posizionate unità follicolari mono bulbari, mentre muovendoci indietro tenderemo ad usare bisturi più grandi, ma sempre sotto al millimetro al fine di creare siti che ospiteranno unità da due o tre bulbi.

La ricostruzione Fue: impianto delle unità follicolari nei siti di ricezione

Indipendentemente dalla metodica chirurgica utilizzata per il prelievo, Fut o Fue che sia, la ricostruzione è perfettamente identica.

L’inserimento delle unità follicolari nei siti riceventi sia per la Fue che per la Fut, avviene attraverso l’utilizzo di pinze dedicate ed opportunamente sottili.

Si favorisce lo scivolamento della singola unità nei siti riceventi seguendo ovviamente l’angolo “imposto” dal sito.

L’intervento Fue vedrà la sua conclusione quando tutte le unità follicolari saranno posizionate all’interno di tutti i siti riceventi.

La ricostruzione è una fase che richiede due, tre, quattro ore; ogni quadro clinico è storia a se, e la fretta è una pessima consigliera.

La medicazione ed il post operatorio:

Alla fine del trapianto FUE, il paziente avrà nella zona nucale (area di prelievo) dei micro fori del diametro di pochi decimi di millimetro, tanti quanti le unità follicolari prelevate.

Queste micro incisioni tendono a guarire in modo spontaneo nel giro di qualche giorno.

Per questioni igieniche è preferibile proteggere il distretto per 24/48 ore attraverso garza sterile.

Una volta rimossa, a due giorni dall’intervento si esegue il primo shampo facendo attenzione a non strofinare l’area trapiantata.

Nel distretto di prelievo invece si potrà eseguire un leggero massaggio circolare.

Successivamente si procederà all’asciugatura con phon ma con aria moderata e tiepida, dopodiché è opportuna una medicazione con una crema che favorirà il processo di cicatrizzazione già iniziato.

Per quanto riguarda l’area trapiantata è consigliabile l’uso di acqua termale da spruzzare con continuità; lo scopo è permettere una corretta e continua idratazione.

Il post operatorio non ha bisogno si osservanze straordinarie.

I capelli trapiantati temono due cose su tutto, i traumi ed il calore.

Prestare attenzione massima soprattutto nella prima settimana; nella seconda siamo già più disinvolti.

Dopo tre settimane il post operatorio è finito ed il paziente tornerà a comportarsi come prima del suo autotrapianto.

Qualora il trapianto sia stato eseguito nei mesi estivi il paziente dovrà proteggersi con un cappellino di cotone per quattro settimane.

A questo punto il post operatorio è davvero concluso.

Come già detto i capelli trapiantati cominceranno a ricrescere in maniera asincrona dopo una fase di riposo di tre mesi (fase telogen).

A sei mesi avremo avuto un recupero di circa due terzi, mentre il recupero totale sia sotto un profilo di qualità che di quantità avverrà dopo un anno.

Il risultato conseguito deve essere considerato come definitivo.