Quanto costa davvero un trapianto di capelli in Italia: guida per chi arriva da fuori provincia ma vuole un centro italiano -

Quanto costa davvero un trapianto di capelli in Italia: guida per chi arriva da fuori provincia ma vuole un centro italiano

Quanto costa davvero un trapianto di capelli in Italia: guida per chi arriva da fuori provincia ma vuole un centro italiano

Quanto costa davvero un trapianto di capelli in Italia: guida per chi arriva da fuori provincia ma vuole un centro italiano

Quando si inizia a valutare un trapianto di capelli, una delle prime domande è quasi sempre la stessa: quanto costa davvero? La risposta, però, raramente è un numero semplice e uguale per tutti. In Italia il prezzo può cambiare in base a diversi fattori: tecnica utilizzata, estensione dell’area da trattare, numero di unità follicolari, esperienza del team, qualità del percorso pre e post trattamento e livello di personalizzazione del caso.

Per chi arriva da fuori provincia — magari da Siena, Roma, Chiusi, Città della Pieve o da altre zone del Centro Italia — il tema del costo si intreccia anche con un’altra esigenza concreta: capire se il valore complessivo del percorso giustifica lo spostamento verso un centro italiano. Non si tratta solo di confrontare cifre, ma di valutare serietà, chiarezza del preventivo, assistenza e continuità nel tempo.

In questa guida vediamo quali elementi incidono davvero sul prezzo, come leggere un preventivo con maggiore consapevolezza e quali aspetti considerare se stai pensando di affidarti a un centro in Italia pur non vivendo nella stessa città.

Indice

Perché il costo di un trapianto di capelli non è uguale per tutti

Il trapianto di capelli non è un trattamento standardizzato da “listino fisso”. Ogni caso parte da una condizione diversa: età del paziente, tipo di diradamento, stabilità della perdita, qualità dell’area donatrice, aspettative estetiche e obiettivi realistici.

Questo significa che due persone che pongono la stessa domanda — “quanto costa?” — possono ricevere indicazioni molto diverse.

Un preventivo serio nasce sempre da una valutazione personalizzata, perché il percorso cambia se bisogna:

  • infoltire una zona limitata;
  • ricostruire l’attaccatura frontale;
  • trattare vertice e area superiore;
  • intervenire su cicatrici o situazioni già trattate in passato;
  • pianificare un lavoro in una o più sedute.

Il punto centrale è questo: il costo non andrebbe letto da solo, ma in rapporto al progetto clinico ed estetico. Un importo apparentemente più basso può non includere passaggi importanti del percorso, mentre un importo più alto può comprendere un livello di presa in carico più completo.

Da cosa dipende il prezzo reale

1. Estensione dell’area da trattare

Più ampia è la zona da ricoprire, maggiore sarà il lavoro necessario. Questo non riguarda solo la quantità di capelli da trapiantare, ma anche la pianificazione complessiva del risultato.

Un intervento limitato alla linea frontale ha esigenze diverse rispetto a un trattamento che coinvolge anche tempie, area centrale e vertex. L’obiettivo non è semplicemente “mettere più capelli possibile”, ma mantenere equilibrio tra naturalezza, densità e gestione corretta dell’area donatrice.

2. Numero di unità follicolari necessarie

Uno dei fattori che più incide sul prezzo è il numero di unità follicolari da prelevare e impiantare. In genere il costo aumenta con l’aumentare del lavoro tecnico richiesto, ma non sempre il confronto diretto “numero di graft = prezzo” basta a capire il valore dell’intervento.

Conta anche come quelle unità vengono distribuite, con quale criterio viene disegnata l’attaccatura e quale strategia viene seguita per ottenere un effetto coerente nel tempo.

3. Tecnica utilizzata e organizzazione del team

La tecnica proposta può influire sul costo, così come il livello di organizzazione del centro e l’esperienza del team coinvolto. Il prezzo può riflettere:

  • complessità della procedura;
  • tempo necessario per l’intervento;
  • numero di professionisti presenti;
  • qualità del protocollo pre e post trattamento;
  • attenzione alla pianificazione personalizzata.

Quando si valuta un preventivo, è utile capire se ci si trova davanti a un approccio realmente costruito sul paziente o a una proposta standardizzata.

4. Qualità dell’area donatrice

La disponibilità e la qualità dei capelli nell’area donatrice sono determinanti. Un paziente con buona densità e caratteristiche favorevoli può avere opzioni diverse rispetto a chi ha una disponibilità più limitata.

Questo incide sulla strategia dell’intervento e, in alcuni casi, sul modo in cui viene strutturato il percorso. Per questo motivo, chi promette cifre immediate senza aver visto il caso rischia di offrire una stima poco affidabile.

5. Percorso pre e post trattamento

Il costo reale non coincide solo con il giorno dell’intervento. Dovrebbero essere considerati anche:

  • visita iniziale o valutazione specialistica;
  • progettazione della hairline e del piano di trattamento;
  • indicazioni pre operatorie;
  • controlli successivi;
  • disponibilità del centro nel follow-up.

Per chi arriva da fuori città, questo aspetto è ancora più importante. Sapere che il centro offre un percorso chiaro prima e dopo il trattamento può incidere molto sul valore percepito, anche più del solo prezzo finale.

Come leggere un preventivo senza fermarsi al numero finale

Un buon preventivo dovrebbe essere comprensibile, trasparente e coerente con il caso. Non serve conoscere ogni dettaglio tecnico, ma è utile fare alcune domande precise.

Cosa chiedere durante la consulenza

Prima di confrontare due o più centri, prova a verificare questi punti:

  • la valutazione è personalizzata o generica?
  • viene spiegato perché viene proposto proprio quel piano?
  • è chiaro cosa comprende il prezzo?
  • sono previsti controlli post trattamento?
  • viene indicato un percorso realistico in base alla tua situazione?
  • viene discusso anche il tema delle aspettative?

Un approccio serio non punta solo a “chiudere il preventivo”, ma a chiarire se l’intervento è indicato, con quali limiti e con quali risultati attesi in modo prudente.

Attenzione ai prezzi troppo semplificati

Se trovi comunicazioni molto aggressive basate su “prezzo fisso per tutti” o promesse eccessivamente lineari, è ragionevole approfondire. In un trattamento di questo tipo, la personalizzazione conta molto.

Il prezzo più basso in assoluto non è automaticamente la scelta più conveniente. Un preventivo va interpretato nel suo insieme:

  • cosa include davvero;
  • quale livello di assistenza garantisce;
  • se il centro è facilmente contattabile;
  • se è possibile ricevere indicazioni chiare anche a distanza;
  • se il percorso appare strutturato e professionale.

Valore e non solo costo

Quando si parla di trapianto di capelli, il concetto di valore è più utile di quello di semplice spesa. Valore significa rapporto tra investimento economico, qualità dell’esperienza, chiarezza del percorso e affidabilità dell’interlocutore.

Per molte persone, soprattutto se arrivano da lontano, sapere con chi stanno parlando fa una grande differenza. In questo senso può essere utile approfondire anche la pagina Chi siamo per capire l’identità del centro e l’approccio adottato.

Chi arriva da fuori provincia: quali costi considerare oltre all’intervento

Se non vivi nella stessa città del centro, è normale pensare prima di tutto al preventivo dell’intervento. Ma chi si sposta da fuori provincia dovrebbe valutare anche i costi indiretti e, soprattutto, la gestione pratica del percorso.

Spostamenti e logistica

Chi arriva da Roma, Siena, Chiusi, Città della Pieve o da altre zone limitrofe può avere esigenze diverse in termini di viaggio. A volte la distanza è gestibile in giornata, altre volte è più comodo organizzarsi con anticipo.

I costi da mettere in conto possono includere:

  • viaggio in auto o treno;
  • eventuale pernottamento;
  • tempi di rientro;
  • presenza di un accompagnatore, se consigliata;
  • eventuali controlli successivi.

Questi elementi non devono scoraggiare, ma vanno considerati per avere una visione completa del budget.

La comodità di una consulenza chiara fin dall’inizio

Per chi abita fuori zona, uno degli aspetti più apprezzati è poter ricevere fin dall’inizio informazioni chiare su tempi, percorso e organizzazione. Una prima fase ben gestita aiuta a capire se lo spostamento abbia senso.

Quando possibile, è utile partire da una richiesta informativa ben strutturata. Per questo può essere pratico utilizzare la pagina Richiedi informazioni e consulenza per spiegare il proprio caso e chiedere un primo orientamento.

Continuità del rapporto con il centro

Spostarsi per un trattamento ha più senso quando il rapporto con il centro resta semplice anche dopo. Non conta solo il giorno dell’intervento, ma la sensazione di poter contare su riferimenti chiari in caso di dubbi organizzativi o necessità di follow-up.

In questa prospettiva, un centro italiano può risultare rassicurante per chi preferisce gestire comunicazioni, controlli e confronto in modo diretto, senza barriere linguistiche o logistiche più complesse.

Italia o estero: il tema non è solo il prezzo

Negli ultimi anni molte persone hanno iniziato a confrontare i costi del trapianto di capelli tra Italia ed estero. È comprensibile: il prezzo è un fattore importante. Tuttavia, quando si prende una decisione, conviene ampliare lo sguardo.

Il preventivo più basso non racconta tutto

Un costo iniziale inferiore può sembrare molto competitivo, ma per fare un confronto reale bisogna considerare anche:

  • viaggio e permanenza;
  • organizzazione del post trattamento;
  • facilità di contatto dopo il rientro;
  • chiarezza delle indicazioni ricevute;
  • possibilità di controlli successivi;
  • gestione di eventuali dubbi o imprevisti.

Non esiste una scelta universalmente giusta per tutti, ma esiste una scelta più coerente con le proprie priorità. Per alcuni il risparmio economico è l’elemento principale; per altri contano di più continuità, prossimità e facilità di relazione con il centro.

Il vantaggio di restare in Italia

Per chi desidera un centro italiano, il valore percepito spesso sta nella combinazione tra accessibilità, lingua, chiarezza del rapporto e possibilità di avere un riferimento nel tempo. Questo è particolarmente rilevante se si preferisce un percorso meno impersonale e più facilmente gestibile anche dopo l’intervento.

L’obiettivo non è dire che una soluzione sia sempre migliore dell’altra, ma aiutare a fare una valutazione completa e non basata solo su un singolo numero.

Un riferimento utile per chi si muove tra Umbria e Toscana

Per chi vive o si sposta tra Perugia, Ponte San Giovanni, Chiusi e Città della Pieve, poter contare su un centro italiano raggiungibile senza affrontare viaggi complessi all’estero può rappresentare un vantaggio pratico. Anche chi arriva da Siena o da Roma spesso cerca prima di tutto un contesto organizzato, con comunicazione chiara e possibilità di confronto diretto.

In quest’ottica, avere recapiti semplici e un contatto immediato con il centro può facilitare molto la fase iniziale di orientamento. Se desideri un riferimento diretto, puoi consultare la pagina Contatti.

Come capire se il costo è coerente con il tuo caso

La domanda giusta non è solo “quanto costa?”, ma anche: questo costo è coerente con il percorso che mi viene proposto?

Per rispondere in modo utile, prova a verificare:

  1. se la valutazione parte davvero dalla tua situazione;
  2. se il centro spiega con chiarezza obiettivi e limiti;
  3. se il preventivo include le fasi importanti del percorso;
  4. se lo spostamento da fuori provincia è organizzabile con semplicità;
  5. se hai la sensazione di ricevere informazioni trasparenti e non frettolose.

Un intervento di autotrapianto di capelli richiede attenzione, pianificazione e una comunicazione chiara. Il costo è un tassello importante, ma diventa davvero significativo solo quando è inserito in un percorso comprensibile.

FAQ

Quanto costa mediamente un trapianto di capelli in Italia?

Non esiste un prezzo unico valido per tutti. Il costo dipende da estensione del diradamento, numero di unità follicolari necessarie, tecnica proposta, complessità del caso e servizi inclusi nel percorso. Per questo una stima affidabile richiede sempre una valutazione personalizzata.

Perché due preventivi possono essere molto diversi?

Perché non sempre includono le stesse cose. Possono cambiare il piano di trattamento, il numero di graft, il livello di personalizzazione, l’assistenza post trattamento e l’organizzazione complessiva del centro. Confrontare solo il totale finale può essere fuorviante.

Se arrivo da fuori provincia, il percorso è comunque gestibile?

Sì, spesso lo è, a patto che il centro fornisca indicazioni chiare fin dalle prime fasi. Per chi si sposta da altre città è importante capire in anticipo tempi, logistica, controlli e modalità di contatto successive.

Conviene scegliere l’estero solo per risparmiare?

Dipende dalle priorità personali. Il prezzo può essere un fattore importante, ma conviene valutare anche viaggio, assistenza, follow-up, facilità di comunicazione e gestione del percorso dopo il rientro. Una scelta consapevole considera l’insieme, non solo la cifra iniziale.

Come posso capire se sono un candidato adatto?

La candidatura dipende da fattori come tipo di diradamento, qualità dell’area donatrice, aspettative e obiettivi realistici. Il modo più corretto per capirlo è richiedere una valutazione personalizzata.

Se stai valutando un centro italiano e vuoi capire in modo chiaro costi, tempi e percorso, il passo più utile è partire da un confronto personalizzato. Richiedi una valutazione personalizzata per capire costi, tempi e percorso. Puoi anche Richiedi informazioni e consulenza per ricevere un primo orientamento sul tuo caso oppure contattare il centro per capire se sei un candidato adatto all’autotrapianto di capelli.

Le abitudini che aiutano la guarigione nel primo mese: guida per chi cerca un riferimento in Umbria - Medicina Estetica Migli

Le abitudini che aiutano la guarigione nel primo mese: guida per chi cerca un riferimento in Umbria

Le abitudini che aiutano la guarigione nel primo mese: guida per chi cerca un riferimento in Umbria

Le abitudini che aiutano la guarigione nel primo mese: guida per chi cerca un riferimento in Umbria

Il primo mese dopo un autotrapianto di capelli è una fase delicata, ma anche molto concreta: la qualità del recupero dipende spesso da una serie di piccoli comportamenti quotidiani, ripetuti con attenzione. Non si tratta di gesti complicati, ma di abitudini che aiutano a proteggere l’area trattata, a ridurre gli errori più comuni e a vivere il post operatorio con maggiore tranquillità.

Per chi arriva da Città della Pieve, Chiusi, Perugia, Siena o Roma, e anche per chi si informa online prima di affrontare il percorso, avere indicazioni chiare può fare la differenza. Ogni paziente riceve istruzioni personalizzate dal medico, ma esistono alcuni principi generali utili per orientarsi durante le prime settimane.

Se desideri approfondire il trattamento nel suo insieme, puoi leggere anche la guida completa al trapianto di capelli.

Indice

Perché il primo mese è così importante

Dopo un autotrapianto, il cuoio capelluto attraversa una fase di assestamento. Nei primi giorni l’attenzione si concentra soprattutto sulla protezione delle unità trapiantate e sulla corretta gestione della zona donatrice. Nelle settimane successive, invece, l’obiettivo è accompagnare il recupero senza interferire con i tempi fisiologici del processo.

È proprio qui che entrano in gioco le abitudini. Un recupero ordinato non dipende da un singolo gesto “risolutivo”, ma dalla somma di comportamenti coerenti: dormire nel modo corretto, lavare la zona come indicato, non toccare o grattare, evitare attività premature, esporsi con prudenza al sole, seguire i controlli suggeriti.

Molti pazienti, soprattutto nei primi giorni, cercano segnali immediati e rassicuranti. È comprensibile. Tuttavia, il primo mese richiede una visione realistica: alcune manifestazioni sono normali, altre vanno monitorate con il professionista, e quasi tutto va valutato in base alle indicazioni ricevute nel proprio caso specifico.

Le abitudini quotidiane che aiutano davvero

Dormire con attenzione nei primi giorni

Una delle prime abitudini utili riguarda il sonno. Nei giorni iniziali, il medico può consigliare di tenere la testa leggermente sollevata, così da limitare il gonfiore e ridurre il rischio di sfregamenti involontari contro il cuscino.

Questo significa organizzare bene la notte:

  • usare un supporto adeguato per mantenere la testa rialzata;
  • evitare posizioni che comprimano l’area trattata;
  • scegliere federe pulite e morbide;
  • muoversi con cautela quando ci si sdraia e quando ci si alza.

Anche il riposo, spesso sottovalutato, ha un ruolo importante. Dormire poco o male può rendere più difficile gestire il fastidio, aumentare la tendenza a toccare la zona e rendere più stressante l’intero post operatorio.

Lavare il cuoio capelluto nel modo corretto

Il lavaggio è uno degli aspetti che genera più dubbi. In realtà, quando viene eseguito secondo le indicazioni ricevute, aiuta a mantenere la zona pulita e a gestire meglio crosticine e residui. Il punto fondamentale è non improvvisare.

In generale, le buone abitudini includono:

  • rispettare i tempi indicati per iniziare i lavaggi;
  • utilizzare solo i prodotti consigliati;
  • evitare getti d’acqua troppo forti o troppo caldi;
  • non strofinare energicamente;
  • asciugare con delicatezza, senza sfregare.

Molti errori nascono dalla fretta di “tornare alla normalità”. Il cuoio capelluto, però, nelle prime settimane va trattato con particolare cautela. Un gesto abituale, come massaggiare con più energia del solito o usare un asciugamano in modo brusco, può diventare inopportuno in questa fase.

Non toccare, non grattare, non controllare di continuo

Un’altra abitudine utile è evitare il contatto inutile con la zona trattata. Toccarsi spesso la testa, controllare continuamente allo specchio o cercare di rimuovere manualmente eventuali crosticine sono comportamenti frequenti, ma poco utili.

Quando compaiono prurito lieve o sensazione di tensione, è importante non reagire d’istinto. Meglio attenersi alle indicazioni ricevute e, se qualcosa crea dubbio, chiedere un confronto al centro. La pazienza, nel primo mese, è una vera alleata.

Vestirsi e muoversi con un po’ più di attenzione

Anche l’abbigliamento può incidere sul comfort e sulla protezione dell’area trattata. Nei primi giorni è spesso più pratico scegliere capi facili da indossare, evitando di far passare tessuti stretti sopra la testa se non espressamente consentito.

Le abitudini utili, in questa fase, sono semplici:

  • preferire camicie, felpe con zip o maglie ampie;
  • evitare movimenti bruschi quando ci si veste;
  • fare attenzione durante l’igiene personale;
  • mantenere puliti oggetti che entrano in contatto frequente con il viso e la testa.

Bere, mangiare bene e mantenere una routine regolare

L’alimentazione non sostituisce le indicazioni cliniche, ma una routine ordinata può aiutare il benessere generale durante il recupero. Idratazione adeguata, pasti regolari, consumo moderato di alimenti molto pesanti o abitudini che affaticano l’organismo possono contribuire a vivere meglio il primo mese.

In particolare, può essere utile:

  • bere acqua con regolarità;
  • privilegiare pasti equilibrati;
  • non eccedere con alcolici, se sconsigliati nel post operatorio;
  • evitare il fumo, o ridurlo il più possibile se il medico lo ha già segnalato come elemento critico;
  • mantenere orari piuttosto stabili per riposo e igiene.

Non sono scorciatoie, ma condizioni favorevoli per affrontare il recupero in modo più lineare.

Cosa evitare per non ostacolare il recupero

Attività fisica troppo presto

Riprendere movimento e sport è spesso una delle prime domande. Il punto non è soltanto la fatica in sé, ma tutto ciò che può accompagnarla: sudorazione intensa, aumento della pressione, sfregamento, esposizione ad ambienti poco adatti.

Nel primo periodo è prudente evitare iniziative personali. Anche una corsa leggera, una seduta intensa in palestra o una disciplina che comporta casco, attrito o contatto possono non essere adatte in quella fase.

Meglio riprendere gradualmente, solo secondo i tempi indicati dal professionista.

Sole, calore e ambienti non controllati

L’esposizione al sole è un altro punto cruciale. Il cuoio capelluto, dopo il trattamento, può essere più sensibile. Anche fonti di calore intense, come saune, bagni turchi o ambienti molto caldi e umidi, possono non essere ideali nelle prime settimane.

Per questo è utile:

  • evitare l’esposizione diretta se non autorizzata;
  • organizzare gli spostamenti nelle ore meno calde;
  • proteggersi secondo le indicazioni ricevute;
  • rimandare attività all’aperto prolungate se il recupero è ancora in fase iniziale.

Cappelli, caschi e accessori senza indicazioni precise

Non tutto ciò che copre la testa è automaticamente adatto. Alcuni pazienti pensano di risolvere il problema estetico dei primi giorni indossando subito cappelli o accessori, ma farlo senza precise istruzioni può essere controproducente.

La regola pratica è semplice: usare solo ciò che è stato approvato per modalità e tempi. Questo vale anche per caschi, cuffie aderenti o accessori che esercitano pressione.

Esporsi a consigli generici trovati online

Informarsi è utile, ma nel post operatorio i consigli generici possono creare confusione. Ogni paziente ha caratteristiche diverse: tecnica utilizzata, estensione dell’area trattata, sensibilità cutanea, tempi di recupero, routine quotidiana.

Per questo il confronto con il proprio riferimento resta essenziale. Se un comportamento letto online non coincide con le indicazioni ricevute, è sempre meglio seguire il piano personalizzato.

Come cambiano le settimane del post operatorio

Prima settimana: protezione e delicatezza

Nei primi giorni, la parola chiave è prudenza. Tutto deve essere impostato per ridurre il rischio di urti, sfregamenti e gesti istintivi. Si tratta della fase in cui il paziente deve rallentare un po’ e seguire con precisione la routine indicata.

È normale che l’attenzione sia molto alta. Proprio per questo, avere istruzioni chiare e ripetibili aiuta a non vivere ogni dettaglio con ansia.

Seconda settimana: gestione più ordinata della routine

In questa fase molti pazienti iniziano a sentirsi più tranquilli, ma è importante non confondere il miglioramento del comfort con il via libera a tutto. La routine può diventare più semplice, ma resta fondamentale continuare a rispettare tempi e modalità per lavaggi, attività e vita sociale.

Spesso è anche il momento in cui si osservano cambiamenti visivi che generano domande. Il consiglio migliore è non interpretare in autonomia ogni variazione, ma confrontarsi se qualcosa appare poco chiaro.

Terza e quarta settimana: pazienza e aspettative realistiche

Verso la fine del primo mese, molti cercano già segnali evidenti sul risultato. In realtà, questa non è ancora la fase giusta per giudicare l’esito estetico finale. Il recupero iniziale e il risultato nel tempo sono due momenti diversi.

Le abitudini utili, qui, sono soprattutto mentali oltre che pratiche:

  • evitare confronti frettolosi con foto online;
  • non aspettarsi una stabilità immediata;
  • rispettare i controlli programmati;
  • segnalare dubbi senza aspettare troppo se qualcosa non convince.

Una nota utile per chi cerca un riferimento in Umbria

Per chi vive tra Perugia, Ponte San Giovanni, Città della Pieve o si sposta facilmente da Chiusi e Siena, poter contare su un riferimento raggiungibile e su indicazioni chiare nel post operatorio può essere un elemento molto importante. Lo stesso vale per chi arriva da Roma o per chi preferisce un primo orientamento online prima di organizzare visita e percorso.

Quando si valuta un trattamento di questo tipo, non conta solo la procedura in sé, ma anche la qualità delle istruzioni ricevute prima e dopo, la possibilità di chiarire i dubbi e la presenza di un contatto affidabile durante il recupero.

Per approfondire aspetti pratici del trattamento e del decorso, può essere utile partire dalla guida completa al trapianto di capelli, e in caso di domande utilizzare la pagina contatti oppure richiedi informazioni e consulenza.

FAQ

Nel primo mese dopo un autotrapianto posso tornare subito alla vita normale?

Dipende dal tipo di attività e dalle indicazioni ricevute. Alcune routine leggere possono essere riprese prima, mentre sport, esposizione al sole, casco o ambienti molto caldi possono richiedere più prudenza.

Il prurito è sempre un segnale negativo?

Non necessariamente. Una lieve sensazione di prurito può comparire durante il recupero, ma non va gestita grattando o toccando la zona. Se è intenso o crea dubbi, è corretto confrontarsi con il centro.

Quando posso lavare i capelli dopo il trattamento?

I tempi e le modalità devono essere quelli forniti dal medico o dalla struttura. Evitare iniziative autonome è la scelta più prudente.

È normale sentirsi incerti guardando il cuoio capelluto nei primi giorni?

Sì, è abbastanza comune. Il post operatorio può presentare fasi che, a chi non è abituato, sembrano insolite. Proprio per questo è utile avere un riferimento con cui verificare cosa rientra nella normale evoluzione del recupero.

Posso usare cappelli o accessori per coprire la zona trattata?

Solo se e quando sono stati autorizzati. Tempi, materiali e modalità d’uso sono aspetti importanti nel primo mese.

Il risultato si vede già entro quattro settimane?

Il primo mese serve soprattutto al recupero iniziale. Valutare il risultato finale in questa fase è prematuro. È più utile concentrarsi su guarigione, routine corretta e controlli.

Il primo mese dopo un autotrapianto richiede attenzione, ma con le giuste abitudini può essere affrontato in modo più sereno e ordinato. Se stai valutando il percorso o vuoi capire meglio come gestire il recupero nel tuo caso specifico, Scrivici per ricevere indicazioni personalizzate sul percorso e sul recupero.

Alopecia e calvizie: il trapianto di capelli

Trapianto capelli FUE DHI: Autotrapianto di capelli a singole unità follicolari

Tecnica a singole unità follicolari

La metodica chirurgica Fue o micro fue essendo l’ultima nata, riassume tutte le innovazioni introdotte in ambito di correzione chirurgica della calvizie.

Non esiste una tecnica chirurgica migliore dell’altra in senso assoluto nel trapianto di capelli, pertanto la scelta della metodica chirurgica più opportuna è dettata dal quadro clinico del paziente ed ognuno naturalmente ha il proprio.

Anche la metodica FUT o STRIP è una tecnica a singole unità follicolari, solo che nel caso della FUE il prelievo delle singole unità follicolari avviene direttamente dalla zona donatrice del paziente.

Nel caso della FUT o STRIP invece, viene prelevata una losanga di cuoio capelluto dal distretto donatore del paziente, ovvero si pratica una piccola incisione e viene prelevata una strip, ossia un rettangolino di cuoio capelluto alto 10 o 15 millimetri e lungo per i centimetri del prelievo.

Dopo il prelievo della losanga si esegue una sutura estetica, una doppia sutura a punti singoli e quello che residua è solo un graffio orizzontale alto un millimetro c.a. e lungo per i centimetri del prelievo.

Punti di forza della FUE

La Fue tuttavia ha in se alcuni punti forti di estrema rilevanza: è una tecnica assolutamente indolore, è minimamente invasiva in quanto il prelievo delle singole unità follicolari avviene attraverso un bisturi a lama circolare il cui diametro è pochi decimi di millimetro.

Questo fa sì che il trauma in area prelievo é talmente piccolo, talmente ridotto che la guarigione si manifesta spontaneamente nel giro di 3 o 4 giorni.

Il prelievo avviene direttamente dallo scalpo del paziente dopo la rasatura.

La rasatura è condizione indispensabile per applicare la tecnica micro Fue o Fue almeno nella zona donatrice. Con la FUE DHI possiamo evitare la rasatura nell’area da ricostruire; questa è lunica differenza che esista tra la FUE a la FUE DHI.

Essendo una metodica minimamente invasiva, anche il post operatorio è più semplice e più facile da gestire.

Preleviamo le singole unità follicolari e le classifichiamo per numero di bulbi.

Le unità mono bulbari si impiantano nella prima fila allo scopo di dare un aspetto massimamente naturale, quelle con più bulbi invece si impiantano nei distretti interni.

Lo scopo è ottenere il massimo grado di foltezza allo stato dell’arte.

Le singole unità follicolari vengono posizionate all’interno di micro siti riceventi di 7-8 decimi di millimetro sul loro lato più lungo (almeno in casa nostra…) e da non confondere con la profondità della micro incisione destinata ad ospitare la singola unità follicolare.

Il chirurgo abile ed esperto conferisce il massimo grado di foltezza insieme ad una inclinazione “opportuna” e speculare a quella dei capelli indigeni ( i capelli indigeni sono i capelli non trapiantati. )sempre con l’obiettivo di dare la naturalezza massima.

Come già più volte affermato il trapianto di capelli è ben eseguito quando non si apprezza la sua realizzazione.

Finalità del trapianto di capelli

Un autotrapianto di capelli FUE ben eseguito conferisce al paziente un aspetto di persona sana, conferisce bellezza e comprensibilmente migliora in modo significativo il livello di autostima.

Da questo si evince facilmente l’importanza della qualità della struttura sanitaria alla quale il paziente si rivolge, l’importanza di una equipe chirurgica di massimo livello.

Un trapianto di capelli è per sempre quindi è importantissimo affidarsi a professionisti referenziati e di assoluto livello.

I capelli della zona donatrice devono essere considerati come un conto in banca che non è infinito.

In altre parole “quei soldi” devono essere spesi al momento giusto e nel modo corretto.

Nel trapianto di capelli il rischio zero non esiste, quindi è straordinariamente importante evitare i viaggi della speranza all’estero, magari allettati da prezzi low cost e senza sapere chi opera.

Ricordare sempre e comunque che un trapianto è per sempre, quindi se l’esito, il risultato non ci piace saremo comunque costretti a portarcelo dietro per tutta la vita.

La FUE con il capello riccio

La tecnica di autotrapianto di capelli FUE o micro Fue può essere consigliata in qualsiasi caso tranne quando dobbiamo confrontarci con un capello fortemente mosso o addirittura riccio.

Infatti quando il capello si presenta fisicamente in tal modo, l’unità follicolare sotto il piano cutaneo ha una curvatura estremamente pronunciata; questa forma fisica rende il prelievo, attraverso il micropunch (bisturi a lama circolare), praticamente impossibile poichè la percentuale di danneggiamento è inevitabilmente molto elevata poichè comprensibilmente il bisturi metallico non flette.

In questo specifico caso è necessario operare con tecnica FUT.

Questo ci fa ben capire come la scelta della tecnica chirurgica sia legata a molte variabili; ecco perché è importante che il centro chirurgico al quale ci rivolgiamo, ed in particolare i suoi professionisti siano in grado di operare con entrambe tecniche chirurgiche.

Trapianto di capelli: il progetto

La progettazione del trapianto di capelli è un passaggio fondamentale per una ottima riuscita dell’intervento.

Eseguita una anmnesi opportuna con informazioni relative alla alopecia del paziente, nonchè alla sua storia clinica viene definito il progetto, ovvero si stabilisce in base alle informazioni ricevute (ampiezza dell’area da recuperare, ricchezza del distretto donatore, qualità dei capelli, conformazione della scatola cranica, età del paziente, aspettative del paziente, numero di interventi ecc…) come sarà realizzato l’intervento e l’aspettativa realistica da nutrire.

Assicurarsi sempre che il paziente abbia capito il progetto e che lo condivida.

Il comune denominatore è sempre lo stesso: Aspetto estremamente naturale!

Molte cliniche come molti chirurghi tendono sempre a indicare in anticipo il numero dei bulbi da trapiantare.

E’ assolutamente impossibile stabilire in anticipo quanti bulbi andiamo a trapiantare poichè non possiamo saperlo.

Si può fare una stima di massima ma a nostro avviso non è corretto, complice il fatto che il paziente non può fare esercizio di controllo.

Peraltro il numero di bulbi è un dato completamente inutile per il paziente.

Cosa deve fare il paziente per evitare di essere raggirato visto che non può certo controllare quanti bulbi gli hanno impiantato?

Il paziente deve avere una visione macro, deve guardare il mosaico da lontano, solo così può vedere l’immagine.

In altre parole il paziente deve chiedere di quanti interventi ha bisogno per operare un recupero completo della sua alopecia e quel risultato quanto gli costerà.

In questo modo il paziente può operare scelte consapevoli e realistiche.

Prelievo delle singole unità follicolari FUE

Il trapianto capelli con tecnica FUE avviene attraverso il prelievo delle singole unità follicolari direttamente espiantate dall’area nucale dove esistono i bulbi insensibili alla aggressione del DHT ovvero del diidrotestosterone, in altre parole è l’ormone responsabile della caduta dei capelli.

Tuttavia può capitare un quadro clinico con una zona di prelievo povera (questo può dipendere da numerosi fattori, quali una alopecia molto avanzata, una zona donatrice non folta o addirittura una zona donatrice impoverita da un trapianto FUE precedentemente eseguito).

Il questi casi potrebbe essere opportuno eseguire l’intervento con tecnica FUT in modo da non impoverire ulteriormente in termini di densità di capelli per cm2 il distretto donante.

IN questi casi acuni chirurghi propongono un trapianto di peli corporei per sopperire alla mancanza di capelli da trapiantare.

E’ un tipo di intervento da sconsigliare con forza poichè la fase anagen (fase di crescita) di un pelo corporeo in generale è molto diversa in termini di durata da quella di un capello.

Infatti la fase anagen di un pelo dura qualche mese, mentre quella di un capello può durare fino a sette anni.

Il prelievo delle singole unità follicolari con tecnica FUE avviene attraverso l’uso di bisturi con lama circolare rotante del diametro di pochi decimi di millimetro (0,6 – 0.7 – 0,8 mm).

Si effettua il prelievo della singola unità attraverso un micro carotaggio del cuoio capelluto.

Naturalmente il chirurgo abile tende a scegliere bisturi dal diametro estremamente piccolo, i meno esperti possono usare bisturi con diametro abbondantemente oltre il millimetro; questo crea inevitabilmente esiti cicatriziali di diametro maggiore nell’area di prelievo con conseguente aumento della presenza di tessuto fibroso che potrebbe rendere in un futuro prossimo il paziente non più operabile insieme ad una maggiore visibilità delle cicatrici FUE che invece devono risultare impercettibili.

I micro siti riceventi:

La creazione dei micrositi riceventi destinati ad ospitare i nuovi capelli rappresenta in un certo senso, e più di altre, la fase in cui di decide il successo o l’insuccesso del trapianto FUE o FUT che sia.

Infatti ci sono due aspetti di importanza straordinaria e che dipendono esclusivamente dalle abilità del professionista che sta operando. Il chirurgo infatti deve essere abile a realizzare siti più vicino possibile gli uni agli altri al fine di dare il massimo grado di foltezza chirurgicamente possibile.

Inoltre deve conferire un angolo sovrapponibile a quello dei capelli che il paziente conserva ancora poichè come già detto più volte l’aspetto dovrà essere massimamente naturale e come è facilmente intuibile, il nuovo capello avrà l’inclinazione che il chirurgo ha deciso quando a realizzato il sito ricevente.

Naturalmente se il chirurgo è abile ed esperto utilizzerà dei micro bisturi per realizzare i micro siti riceventi straordinariamente piccoli.

Quando il quadro clinico del paziente lo consente noi utilizziamo dei bisturi da 0,45 mm.

In particolare si riserva massima attenzione alla dimensione del bisturi poichè sulla linea frontale devono essere posizionate unità follicolari mono bulbari, mentre muovendoci indietro tenderemo ad usare bisturi più grandi, ma sempre sotto al millimetro al fine di creare siti che ospiteranno unità da due o tre bulbi.

La ricostruzione Fue: impianto delle unità follicolari nei siti di ricezione

Indipendentemente dalla metodica chirurgica utilizzata per il prelievo, Fut o Fue che sia, la ricostruzione è perfettamente identica.

L’inserimento delle unità follicolari nei siti riceventi sia per la Fue che per la Fut, avviene attraverso l’utilizzo di pinze dedicate ed opportunamente sottili.

Si favorisce lo scivolamento della singola unità nei siti riceventi seguendo ovviamente l’angolo “imposto” dal sito.

L’intervento Fue vedrà la sua conclusione quando tutte le unità follicolari saranno posizionate all’interno di tutti i siti riceventi.

La ricostruzione è una fase che richiede due, tre, quattro ore; ogni quadro clinico è storia a se, e la fretta è una pessima consigliera.

La medicazione ed il post operatorio:

Alla fine del trapianto FUE, il paziente avrà nella zona nucale (area di prelievo) dei micro fori del diametro di pochi decimi di millimetro, tanti quanti le unità follicolari prelevate.

Queste micro incisioni tendono a guarire in modo spontaneo nel giro di qualche giorno.

Per questioni igieniche è preferibile proteggere il distretto per 24/48 ore attraverso garza sterile.

Una volta rimossa, a due giorni dall’intervento si esegue il primo shampo facendo attenzione a non strofinare l’area trapiantata.

Nel distretto di prelievo invece si potrà eseguire un leggero massaggio circolare.

Successivamente si procederà all’asciugatura con phon ma con aria moderata e tiepida, dopodiché è opportuna una medicazione con una crema che favorirà il processo di cicatrizzazione già iniziato.

Per quanto riguarda l’area trapiantata è consigliabile l’uso di acqua termale da spruzzare con continuità; lo scopo è permettere una corretta e continua idratazione.

Il post operatorio non ha bisogno si osservanze straordinarie.

I capelli trapiantati temono due cose su tutto, i traumi ed il calore.

Prestare attenzione massima soprattutto nella prima settimana; nella seconda siamo già più disinvolti.

Dopo tre settimane il post operatorio è finito ed il paziente tornerà a comportarsi come prima del suo autotrapianto.

Qualora il trapianto sia stato eseguito nei mesi estivi il paziente dovrà proteggersi con un cappellino di cotone per quattro settimane.

A questo punto il post operatorio è davvero concluso.

Come già detto i capelli trapiantati cominceranno a ricrescere in maniera asincrona dopo una fase di riposo di tre mesi (fase telogen).

A sei mesi avremo avuto un recupero di circa due terzi, mentre il recupero totale sia sotto un profilo di qualità che di quantità avverrà dopo un anno.

Il risultato conseguito deve essere considerato come definitivo.

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funziona il trapianto capelli 1

Quando non si può fare il trapianto di capelli

Informazioni importanti per il trapianto di capelli

Il trapianto di capelli non si può far sempre e comunque. Talvolta si verificano delle condizioni che lo sconsigliano; il chirurgo in questo caso deve essere sempre estremamente chiaro al fine di

proteggere il paziente anche da se stesso.

E’ comprensbile che un parere sfavorevole da parte del chirurgo all’autotrapianto di capelli rappresenta sempre una grande delusione per il paziente.

Ovviamente sono molto più frequenti le circostanze che indicano l’operabilità ma la visita dovrà essere sempre molto obiettiva al fine di non creare facili illusioni.

Condizioni per poter effettuare un trapianto

Se naturalmente esistono le condizioni di operabilità il trapianto di capelli sarà eseguito con successo e soddisfazione da parte del chirurgo e del paziente, ma come già indicato in precedenza dobbiamo valutare bene tutti gli indicatori al fine di fare la scelta corretta quindi ecco alcuni esempi:

Aspettativa eccessiva da parte del paziente

Si deve prestare molta attenzione ad interpretare bene le attese del paziente che non sempre possono essere soddisfatte.

La chirurgia ha sempre i suoi limiti, quindi l’aspettativa va contestualizzata all’interno di un perimetro realistico ed ottenibile.

Ovviamente il desiderio del paziente va nella direzione di un recupero completo della zona alopecia ma questo non sempre è possibile, pertanto il paziente deve ben capire cosa

realisticamente il trapianto di capelli sarà in grado di offrirgli tenendo conto del quadro clinico di partenza.

Disagio sociale per la perdita dei capelli

Esistono dei pazienti che palesano il disagio sociale e personale creato dalla perdita dei capelli indipendentemente dal fatto che si tratti di una alopecia estesa o iniziale. Con pazienti che hanno un approccio emotivo di questo tipo si deve essere estremamente  chiari e realistici sul tipo di aspettativa, dobbiamo essere sicuri che il paziente l’ha ben compresa e soprattutto che l’ha accettata!

Nel dubbio può essere opportuno o quantomeno preferibile rinunciare al trapianto di capelli.

Insieme a questo il paziente deve essere ben cosciente (soprattutto se si tratta di un paziente giovane) che la sua alopecia, facilmente potrà vivere una evoluzione nel corso degli anni, quindi il trapianto di capelli deve essere “programmato” con la consapevolezza che la zona donatrice non è una miniera infinita di bulbi, quindi potrebbe essere opportuno agire in modo conservativo rinviando l’eventuale autotrapianto di capelli ad un momento successivo, magari tranquillizzando il paziente con la nostra disponibilità ad un monitoraggio costante della sua area alopecica.

Diversamente, preso atto della assenza di una condizione clinica favorevole al trapianto di capelli, sconsigliare il paziente e magari guidarlo verso qualcosa di più opportuno come una terapia medica, la cui finalità conservativa aiuterà il paziente a mantenere in testa i capelli indigeni e a migliorarne la qualità.

Questa definizione è spesso la più “pericolosa ” per il paziente, il quale quasi mai getta subito la spugna e comprensibilmente va a cercarsi altri pareri fino a trovare( e qualche volta capita) il chirurgo disposto ad operarlo.

Nessun chirurgo getta via l’opportunità di un trapianto di capelli quando c’è l’indicazione, quindi fare molta attenzione ai “disinvolti” poiché la delusione può essere dietro l’angolo.

Distretto donatore; quantità e qualità dei capelli presenti:

Talvolta ci sono indicatori che sconsigliano il trapianto di capelli ma fortunatamente sono molto più frequenti i casi in cui il trapianto di capelli può essere eseguito con successo e senza ansie.

Il nostro grande limite oggi è la nostra incapacità di clonare, pertanto è di straordinaria importanza la ricchezza e la qualità del distretto donatore; ricchezza in senso numerico, ovvero valutare quanti capelli o bulbi o unità follicolari ha il paziente nell’area donatrice.

Insieme a questo si deve tenere ben conto della qualità dei capelli in senso generale, se si presentano sani e forti ad esempio o sono sottili e deboli.

in questo ultimo caso l’autotrapianto di capelli deve essere sconsigliato.

In effetti questo parametro riveste una importanza straordinaria poiché frequentemente il paziente tende a trascurare la qualità dei capelli e si concentra sulla quantità.

Una valutazione quantitativa è certamente più facile da fare rispetto ad una valutazione sulla qualità degli stessi capelli.

Il capello prima di cadere viene quasi sempre anticipato da un processo di miniaturizzazione, ossia i capelli nascono più sottili a causa di una fase anagen (fase di intensa crescita) più breve.

Qualora il distretto donatore del paziente si presenta con capelli miniaturizzati, il trapianto dovrà essere assolutamente sconsigliato.

In merito alla quantità invece, davanti ad un distretto donatore povero ed un’area ampia da ricostruire, l’opportunità di un il trapianto di capelli dovrà essere valutato con molta attenzione poiché il risultato sarà certamente parziale.

Valutazione Medica

Il chirurgo ed il paziente insieme devono comprendere bene cosa significa risultato parziale e contestualizzarlo all’interno di un “perimetro misurabile”.

A titolo indicativo, se il recupero contempla orientativamente un 30% certamente il trapianto di capelli dovrà essere sconsigliato e pensare a soluzioni alternative quali la tricopigmentezione semi permanente ad esempio.

Se invece il ristoro dell’area alopecica si aggira intorno al 70% ne vale certamente la pena.

Alopecia androgenetica:

L’alopecia androgenetica normalmente si manifesta intorno ai 20 anni ma talvolta può essere talmente precoce da manifestarsi subito dopo la maturità sessuale. Il paziente inizia ad apprezzare una perdita di qualità,

ovvero i capelli diventano più sottili a causa di un accorciamento delle fasi di crescita e successivamente inizia la caduta. I distretti interessati sono l’area fronto temporale ed il vertice ma può anche riguardare la perdita in tutto il distretto superiore.

Purtroppo l’alopecia androgenetica spessissimo va a colpire il paziente quando si trova in una fascia di età estremamente vulnerabile; tutti abbiamo avuto 20 anni…

Il disagio che si crea può determinare perdita di autostima, tutto il mondo può diventare “più grande”, favorendo disagio sociale generalizzato insieme ad una concreta difficoltà nelle relazioni interpersonali.

Correttamente e comprensibilmente il paziente cerca

nell’autotrapianto di capelli una soluzione definitiva al problema della calvizie, tuttavia la giovane età non è un’alleata ma una vera nemica poichè il processo alopecico è ancora in itinere, quindi potrebbe essere più opportuna una terapia medica la cui finalità conservativa permetterà al paziente di mantenere permolto tempo ancora i capelli autoctoni (quelli non trapiantati) e ragionevolmente attendere qualche anno per una prima stabilizzazione della alopecia. Questo si scontra con la comprensibile impazienza del paziente giovane che ha l’esigenza di essere sempre”presentabile per non dire impeccabile” nella sua vita sociale, quindi il trapianto di capelli non può aspettare.

Le terapia mediche sono poco gradite perchè il paziente ben sa che l’aspettativa può essere solo conservativa .In altre parole le terapie mediche non fanno ricrescere i capelli, pertanto se ne vogliamo aumentare la quantità non ci si può sottrarre alla via chirurgica che come detto può essere in certi casi prematura. Una buona notizia comunque giunge dalla ricerca recente; oggi anzichè sottoporci a terapie mediche generalizzare possiamo sottoporci ad un test del DNA attraverso il quale possiamo mettere a punto terapie mediche mirate e quindi certamente più efficaci.

Altra soluzione assolutamente spendibile per aumentare il grado di foltezza mentre l’alopecia è”prematura” è certamente la tricopigmentazione che se ben eseguita assicura esiti estetici davvero rilevanti in termini di foltezza.

Stato di salute del paziente:

Anche lo stato di salute gioca una partita molto importante sulla opportunità o meno di sottoporsi ad autotrapianto di capelli.

Infatti ci sono patologie che lo sconsigliano; Il paziente diabetico ad esempio avrà seri problemi di cicatrizzazione, oppure la vascolarizzazione modesta che può essere legata a traumi meccanici oppure ad ustioni.

Anche il paziente cardiopatico non è un buon candidato per questo tipo di chirurgia, quindi l’anestesista dovrà valutare con massima attenzione l’indicazione da dare al chirurgo ed al paziente circa l’opportunità di sottoporsi al trapianto di capelli .

Condizioni per effettuare il trapianto

Altra condizione clinica dove l’autotrapianto dovrà essere assolutamene sconsigliato è l’alopecia areata. In questo caso si registra una aggressione da parte del sistema immunitario del

paziente ai follicoli piliferi trapiantati e non, determinando la caduta dei capelli. Questo rende il paziente inoperabile.

Sono soltanto degli esempi che comunque indicano l’impossibilità di operare. Il trapianto di capelli è un intervento chirurgico vero e proprio,quindi certe patologie devono essere affrontate e considerate allo scopo di condurre il paziente verso la scelta più opportuna che come abbiamo appena visto può anche essere l’impossibilità di sottoporsi ad autotrapianto di capelli.

Età del paziente:

L’autotrapianto di capelli in linea generale può essere eseguito a qualsiasi età ma talvolta dobbiamo confrontarci con quadri clinici che lo sconsigliano

pazienti autotrapianto capelli quali sono le caratteristiche

Trapianto di capelli quali risultati

TRAPIANTO DI CAPELLI

In chirurgia rischio zero e risultato sicuro non esiste.

Nel caso del trapianto di capelli si può fare una eccezione in quanto i bulbi che si reimpiantano non subiscono rigetto in quanto trapianto di capelli autologo.

Possiamo affermare che se si rispetta l’integrità anatomica dei bulbi al momento del prelievo ed il paziente rispetta il post operatorio come da protocollo, l’attecchimento è totalmente sicuro.

Oggi la qualità del trapianto di capelli con tecnica FUE, micro FUE o DHI se saputo eseguire assicura una percentuale di attecchimento delle unità follicolari vicina al 100%.

Quanto appena affermato ha naturalmente pieno valore anche per la tecnica FUT.

Infatti come vedremo più avanti la differenza tra queste due tecniche si palesa e si esaurisce nel prelievo, tutto il resto, ossia la fase di ricostruzione è perfettamente uguale tra le due.

A Partire dalla fine del terzo mese (circa 90 giorni dopo il trapianto di capelli) le unità follicolari reimpiantate nei distretti colpiti da alopecia cominceranno a sintetizzare cheratina, ovvero produrranno questa proteina dura dando così vita ai nuovi capelli.

Infatti a causa del traumatismo da intervento le unità follicolari trapiantate si chiudono in telogen, ovvero vanno in fase di morte.

E’ un meccanismo di difesa della unità follicolare.

La fase di morte telogen dura tre mesi, ecco perché i primi capelli spuntano dopo 90 giorni c.a. in modo asincrono.

Dopo sei mesi il paziente avrà recuperato orientativamente un 70% del suo autotrapianto, sotto il profilo della quantità ma anche e soprattutto sotto un profilo di qualità.

Dopo 12 mesi i capelli trapiantati saranno ricresciuti completamente tutti; questo risultato accompagnerà il paziente per il resto della sua vita.

Infatti l’esito del trapianto di capelli realizzato con tecnica FUT o FUE, o FUE DHI deve essere considerato permanente.

I capelli trapiantati sono insensibili all’insulto del DHT (diidrotestosterone), ormone responsabile della caduta dei capelli poiché privi del suo recettore.

Questo garantisce che i  capelli trapiantati vivranno per sempre.

ESITI VISIBILI

Come ben specificato nel capitolo precedente i capelli trapiantati cominciano a ricrescere dopo una fase di stasi di tre mesi (fase Telogen).

Il primo risultato sostanziale lo si potrà apprezzare dopo i primi sei mesi in quanto avremo ottenuto un recupero quali quantitativo intorno al 70%, il risultato massimo e definitivo lo otterremo dopo 12 mesi!

TECNICHE USATE PER AUTOTRAPIANTO

Come già detto, l’autotrapianto di capelli realizzato con tecnica F.U.E. (Follicular Unit Extraction) non necessità di sutura alcuna.

Questo è certamente il motivo principale che rende la FUE una metodica assolutamente più gentile e meno invasiva rispetto alla FUT.

Le unità follicolari si prelevano singolarmente dal distretto donatore del del paziente (area nucale) e vengono trasferite nella zona o nelle zone colpite da alopecia.

Con entrambe le tecniche chirurgiche non segni visibili nelle aree ricostruite.

COME SI ESEGUE  L’INTERVENTO CON TECNICA FUE O FUE DHI

Il trapianto di capelli indipendentemente dalla tecniche utilizzate, è una chirurgia di superficie.

L’intervento si esegue in anestesia locale, normalmente viene impiegato l’anestetico usato negli studi dentistici (la lidocaina) e lo si esegue in assenza di sedazione.

Nel caso della tecnica FUE o FUE DHI,ci sono tre steps; il paziente viene rasato nell’area di prelievo, si eseguono i prelievi della singole unità follicolari direttamente dal cuoio capelluto del paziente.

Se il chirurgo è di qualità utilizzerà per il prelievo dei bisturi circolari molto piccoli aventi diametro inferiore al millimetro.

Il prelievo avviene per unità follicolare, ed ogni unità ha in sè da un minimo di uno ad un massimo di tre bulbi.

Le singole unità follicolari prelevate vengono separate le une dalla altre a seconda del numero di bulbi che contengono e conservate in fisiologica a 4° centigradi per conservarne l’integrità in attesa di essere trapiantate.

La fase successiva è rappresentata dalla creazione dei micro siti riceventi. Si tratta di micro incisioni della dimensione di pochi decimi di millimetro e realizzate con un bisturi estremamente piccolo.

L’ultima fase è l’inserimento delle singole unità follicolari nei siti riceventi.

COME SI ESEGUE L’INTERVENTO CON TECNICA FUT

Nel caso della tecnica chirurgica FUT invece si esegue un passaggio in più poichè il prelievo non si esegue direttamente dallo scalpo del paziente come con la FUE.

Infatti con la FUT non c’è nemmeno la necessità di rasare il paziente. Viene prelevata una losanga o strip di cuoio capelluto contenente i bulbi da trapiantare.

Si tratta di un rettangolino di cuoi capelluto alto 10/ 15 millimetri e lungo per i centimetri del prelievo, dopodiché si esegue (almeno nel nostro caso) una sutura estetica, ossia una doppia sutura a punti singoli allo scopo di conseguire un esito cicatriziale impercettibile ed invisibile anche in presenza di capelli molto corti.

Lo step successivo prevede la dissezione delle singole unità follicolari direttamente dalla strip.

La dissezione avviene al microscopio stereoscopico. L’utilizzo di questa tecnologia  che è il vero punto di forza della tecnica FUT, permette di ridurre a zero la capacità di errore e quindi di danneggiamento al momento della separazione delle singole unità follicolari, quindi l’attecchimento è pari al 100%.

La fase della ricostruzione  è perfettamente identica alla ricostruzione operata con tecnica FUE.

Infatti vengono realizzati i micrositi riceventi con lo stesso bisturi che avremmo utilizzato se avessimo usato la tecnica FUE.

Una volta realizzate le micro incisioni che ospiteranno i nuovi capelli si procede all’inserimento.

Il trapianto di capelli FUT è terminato.

Il post operatorio è sostanzialmente molto simile per non dire uguale: i capelli trapiantati temono i traumi ed il calore indipendentemente dalla tecnica chirurgica utilizzata.

Si deve osservare una attenzione massima nella prima settimana, dopo 14 giorni il paziente può essere molto più disinvolto, e dopo tre settimane il post operatorio deve considerarsi concluso.

Se il paziente esegue il suo trapianto di capelli in estate è opportuno indossare un cappellino per 4 settimane qualora dovesse esporsi al sole.

QUALI RISULTATI SI POSSONO ATTENDERE

I pazienti possono riprendere le proprie attività, lavoro compreso già nei giorni seguenti, nessuna attività sarà preclusa

Trasparenza: i risultati del trapianto di capelli sono visibili ed incontrovertibili

Se ben eseguito il risultato dell’autotrapianto di capelli è indiscutibile e ben visibile poichè produce un aumento di diverse migliaia di capelli nelle aree colpite da alopecia.

I capelli cresceranno in modo graduale sia sotto l’aspetto della dimensione che della quantità.

Come precedentemente detto, l’esito massimo si manifesta in 12 mesi.

Il risultato raggiunto è permanente in quanto i capelli trapiantati sono insensibili alla aggressione del DHT (Il diidrotestosterone è l’ormone responsabile della alopecia androgenetica).

medicina estetica migliorini autotrapianto capelli slide 1

Quali tecniche usiamo per il trapianto

TECNICHE USATE PER AUTOTRAPIANTO

Esistono due tecniche di trapianto: la FUE o micro FUE o FUE DHI( follicular unit extraction / estrazione delle unità follicolari) e la FUT o STRIP (follicular unit transplantation, ossia trapianto dell’unità follicolare).

FUE micro FUE DHI

La tecnica di autotrapianto di capelli FUE si divide in 3 fasi: l’estrazione della singola unità follicolare direttamente dallo scalpo del paziente, le incisioni, ovvero la creazione dei micro siti riceventi, e l’inserimento delle singole unità follicolari nelle micro incisioni riceventi.

Estrazione delle singole unità follicolari (FUE)

La FUE è certamente la tecnica più recente e innovativa in ambito di chirurgia ricostruttiva dei capelli ma questo non significa che sia necessariamente e sempre la migliore. La FUE come la FUT presenta punti forti e punti sensibili, quindi la scelta della applicazione della tecnica chirurgica dipende sostanzialmente da come il quadro clinico del paziente si presenta.

La tecnica di trapianto FUE è certamente un tipo di chirurgia molto più leggera e più facile da gestire anche nel post operatorio.

È una tecnica che non abbisogna di sutura contrariamente alla FUT e attraverso l’ausilio di punch (bisturi a lama circolare) vengono prelevate direttamente dal distretto donatore le singole unità follicolari.

Residua una micro incisione di diametro inferiore al millimetro (medicina estetica migliorini utilizza punch piccolissimi) e quello che residua guarisce spontaneamente in qualche giorno lasciando una mini cicatrice circolare del diametro di pochi decimi di millimetro, e quindi completamente invisibile.

Successivamente vengono creati i siti riceventi nell’area da ricostruire e poi ripopolata con l’innesto delle singole unità follicolari.

Un prelievo “scheletrico e preciso” della singola unità follicolare ci offre la possibilità di fare un micro sito ricevente davvero piccolo ci offre la possibilità di una grado di foltezza per cm2 davvero vicino al fisiologico.

Su pazienti selezionatissimi è possibile estrarre un gran numero di unità follicolari (ogni unità contiene da un minimo di uno ad un massimo di tre bulbi).

Il paziente tollera molto più facilmente il prelievo in quanto parliamo di micro porzioni di tessuto, ed anche il post operatorio è molto più leggero e facile da gestire.

La Fue può essere manuale, motorizzata o robotica. Il contributo della mano umana al momento è irrinunciabile.

DIFFERENZA TRA LA  FUE E LA FUE DHI

La differenza tra la FUE o micro FUE e la FUE DHi consiste nel vantaggio che con la DHI possiamo evitare la rasatura dei capelli nell’area che dobbiamo ricostruire

VANTAGGI METODO FUE

Riassumendo possiamo dire che i vantaggi della FUE sono i seguenti:

Invasività minima

Assenza di sutura

Nessuna cicatrice lineare

Intervento più leggero

Post operatorio  facile da gestire

Tempi di guarigione più ridotti rispetto alla FUT

Utile su tutti quei pazienti che devono fare un trapianto di piccole dimensioni

Ottima soluzione per bonificare vecchie cicatrici nel distretto donatore

La Fue è un tipo di chirurgia che richiede molta esperienza, un’ottima manualità, resistenza fisica per avere una curva di rendimento non troppo severa, una mano particolarmente leggera e molta pazienza con una ottima coordinazione tra occhi e mano poichè il prelievo è comunque”intuitivo”

Il trapianto di capelli come qualsiasi altro tipo di chirurgia non è una scienza esatta ma è legato alla abilità di chi opera, abilità che necessariamente deve essere sostenuta da conoscenze mediche, talento, esperienza.

Da qualche anno è molto di moda il trapianto di capelli all’estero anche in relazione al basso costo.

In alcuni di questi paesi esteri, il prelievo FUE che è la fase più delicata dell’intero trapianto, non viene praticato da medici ma incredibilmente da ragazzine di 18/ 20 25 anni max. Totalmente prive di quella esperienza necessaria data l’età e completamente digiune di conoscenze mediche.

La scatola cranica può presentare e presenta contorni e forme differenti, con diversità nella direzione e inclinazione dei capelli anche sullo stesso paziente. Competenze mediche ed esperienze di anni sono indispensabili per poi estrarre l’unità follicolare con precisione e dare al paziente un risultato all’altezza delle sue aspettative.

I parametri ai quali far riferimento e che costituiscono elemento di scelta sono sostanzialmente 3 ed in questo ordine di importanza: sicurezza del paziente, risultato, prezzo. Le migrazioni all’estero sono sostenute sostanzialmente da un costo basso ma come già detto la chirurgia non è una scienza esatta e richiede molta esperienza e competenze mediche, quindi attenzione al canto delle sirene poichè un trapianto di capelli è per sempre!

FUT o STRIP (follicular unit transplantation, ovvero trapianto dell’unità follicolare)

La tecnica FUT invece prevede un passaggio in più rispetto alla FUE.

Come abbiamo detto con la Fue si esegue il prelievo della singola unità follicolare direttamente dallo scalpo del paziente, con la FUT invece viene prelevata una losanga, una strip di cuoio capelluto contenente le unità follicolari da trapiantare, dopo di che si esegue una sutura tricofitica (la caratteristica peculiare di questo tipo di sutura consiste nel praticare l’incisione per il prelievo della losanga con angolo obliquo; quando il chirurgo va a suturare avvicina i due lembi fino a “sovrapporli” occultando già in questa fase quasi completamente la futura cicatrice) che consentirà nn graffio, un esito cicatriziale impercettibile, lineare ma estremamente raffinato.

Prelevata la strip, viene affidata agli assistenti, i quali la appoggiano su un vetrino, la posizionano sotto un microscopio stereoscopico ed iniziano la separazione delle singole unità follicolari. L’utilizzo del microscopio consente di vedere esattamente come eseguire la separazione pertanto la capacità di danneggiamento sarà praticamente inesistente.

Effettuala la separazione delle singole unità follicolari tutto il resto del trapianto è perfettamente identico alla FUE.

VANTAGGI  METODO FUT

Capacità di errore al momento della separazione delle singole unità follicolari intorno allo zero, pertanto avremo un miglior grado di foltezza per cm2 rispetto alla FUE nell’area da ricostruire.

Non occorre rasare i capelli su tutto il distretto donatore contrariamente alla FUE Il grado di foltezza dei capelli nel distretto donatore resta praticamente invariato contrariamente alla FUE che “svuota”.

Una sola cicatrice lineare sottilissima che può essere cancellata con la FUE.

Sintetizzando possiamo dire che non esiste una metodica chirurgica migliore dell’altra; entrambe offrono vantaggi e limiti se confrontate tra loro. La scelta dell’uso della tecnica quindi sarà in funzione del quadro clinico del paziente al fine di offrirgli il miglior risultato possibile!