Quando non si può fare il trapianto di capelli

Informazioni importanti per il trapianto di capelli

Il trapianto di capelli non si può far sempre e comunque. Talvolta si verificano delle condizioni che lo sconsigliano; il chirurgo in questo caso deve essere sempre estremamente chiaro al fine di

proteggere il paziente anche da se stesso.

E’ comprensbile che un parere sfavorevole da parte del chirurgo all’autotrapianto di capelli rappresenta sempre una grande delusione per il paziente.

Ovviamente sono molto più frequenti le circostanze che indicano l’operabilità ma la visita dovrà essere sempre molto obiettiva al fine di non creare facili illusioni.

Condizioni per poter effettuare un trapianto

Se naturalmente esistono le condizioni di operabilità il trapianto di capelli sarà eseguito con successo e soddisfazione da parte del chirurgo e del paziente, ma come già indicato in precedenza dobbiamo valutare bene tutti gli indicatori al fine di fare la scelta corretta quindi ecco alcuni esempi:

Aspettativa eccessiva da parte del paziente

Si deve prestare molta attenzione ad interpretare bene le attese del paziente che non sempre possono essere soddisfatte.

La chirurgia ha sempre i suoi limiti, quindi l’aspettativa va contestualizzata all’interno di un perimetro realistico ed ottenibile.

Ovviamente il desiderio del paziente va nella direzione di un recupero completo della zona alopecia ma questo non sempre è possibile, pertanto il paziente deve ben capire cosa

realisticamente il trapianto di capelli sarà in grado di offrirgli tenendo conto del quadro clinico di partenza.

Disagio sociale per la perdita dei capelli

Esistono dei pazienti che palesano il disagio sociale e personale creato dalla perdita dei capelli indipendentemente dal fatto che si tratti di una alopecia estesa o iniziale. Con pazienti che hanno un approccio emotivo di questo tipo si deve essere estremamente  chiari e realistici sul tipo di aspettativa, dobbiamo essere sicuri che il paziente l’ha ben compresa e soprattutto che l’ha accettata!

Nel dubbio può essere opportuno o quantomeno preferibile rinunciare al trapianto di capelli.

Insieme a questo il paziente deve essere ben cosciente (soprattutto se si tratta di un paziente giovane) che la sua alopecia, facilmente potrà vivere una evoluzione nel corso degli anni, quindi il trapianto di capelli deve essere “programmato” con la consapevolezza che la zona donatrice non è una miniera infinita di bulbi, quindi potrebbe essere opportuno agire in modo conservativo rinviando l’eventuale autotrapianto di capelli ad un momento successivo, magari tranquillizzando il paziente con la nostra disponibilità ad un monitoraggio costante della sua area alopecica.

Diversamente, preso atto della assenza di una condizione clinica favorevole al trapianto di capelli, sconsigliare il paziente e magari guidarlo verso qualcosa di più opportuno come una terapia medica, la cui finalità conservativa aiuterà il paziente a mantenere in testa i capelli indigeni e a migliorarne la qualità.

Questa definizione è spesso la più “pericolosa ” per il paziente, il quale quasi mai getta subito la spugna e comprensibilmente va a cercarsi altri pareri fino a trovare( e qualche volta capita) il chirurgo disposto ad operarlo.

Nessun chirurgo getta via l’opportunità di un trapianto di capelli quando c’è l’indicazione, quindi fare molta attenzione ai “disinvolti” poiché la delusione può essere dietro l’angolo.

Distretto donatore; quantità e qualità dei capelli presenti:

Talvolta ci sono indicatori che sconsigliano il trapianto di capelli ma fortunatamente sono molto più frequenti i casi in cui il trapianto di capelli può essere eseguito con successo e senza ansie.

Il nostro grande limite oggi è la nostra incapacità di clonare, pertanto è di straordinaria importanza la ricchezza e la qualità del distretto donatore; ricchezza in senso numerico, ovvero valutare quanti capelli o bulbi o unità follicolari ha il paziente nell’area donatrice.

Insieme a questo si deve tenere ben conto della qualità dei capelli in senso generale, se si presentano sani e forti ad esempio o sono sottili e deboli.

in questo ultimo caso l’autotrapianto di capelli deve essere sconsigliato.

In effetti questo parametro riveste una importanza straordinaria poiché frequentemente il paziente tende a trascurare la qualità dei capelli e si concentra sulla quantità.

Una valutazione quantitativa è certamente più facile da fare rispetto ad una valutazione sulla qualità degli stessi capelli.

Il capello prima di cadere viene quasi sempre anticipato da un processo di miniaturizzazione, ossia i capelli nascono più sottili a causa di una fase anagen (fase di intensa crescita) più breve.

Qualora il distretto donatore del paziente si presenta con capelli miniaturizzati, il trapianto dovrà essere assolutamente sconsigliato.

In merito alla quantità invece, davanti ad un distretto donatore povero ed un’area ampia da ricostruire, l’opportunità di un il trapianto di capelli dovrà essere valutato con molta attenzione poiché il risultato sarà certamente parziale.

Valutazione Medica

Il chirurgo ed il paziente insieme devono comprendere bene cosa significa risultato parziale e contestualizzarlo all’interno di un “perimetro misurabile”.

A titolo indicativo, se il recupero contempla orientativamente un 30% certamente il trapianto di capelli dovrà essere sconsigliato e pensare a soluzioni alternative quali la tricopigmentezione semi permanente ad esempio.

Se invece il ristoro dell’area alopecica si aggira intorno al 70% ne vale certamente la pena.

Alopecia androgenetica:

L’alopecia androgenetica normalmente si manifesta intorno ai 20 anni ma talvolta può essere talmente precoce da manifestarsi subito dopo la maturità sessuale. Il paziente inizia ad apprezzare una perdita di qualità,

ovvero i capelli diventano più sottili a causa di un accorciamento delle fasi di crescita e successivamente inizia la caduta. I distretti interessati sono l’area fronto temporale ed il vertice ma può anche riguardare la perdita in tutto il distretto superiore.

Purtroppo l’alopecia androgenetica spessissimo va a colpire il paziente quando si trova in una fascia di età estremamente vulnerabile; tutti abbiamo avuto 20 anni…

Il disagio che si crea può determinare perdita di autostima, tutto il mondo può diventare “più grande”, favorendo disagio sociale generalizzato insieme ad una concreta difficoltà nelle relazioni interpersonali.

Correttamente e comprensibilmente il paziente cerca

nell’autotrapianto di capelli una soluzione definitiva al problema della calvizie, tuttavia la giovane età non è un’alleata ma una vera nemica poichè il processo alopecico è ancora in itinere, quindi potrebbe essere più opportuna una terapia medica la cui finalità conservativa permetterà al paziente di mantenere permolto tempo ancora i capelli autoctoni (quelli non trapiantati) e ragionevolmente attendere qualche anno per una prima stabilizzazione della alopecia. Questo si scontra con la comprensibile impazienza del paziente giovane che ha l’esigenza di essere sempre”presentabile per non dire impeccabile” nella sua vita sociale, quindi il trapianto di capelli non può aspettare.

Le terapia mediche sono poco gradite perchè il paziente ben sa che l’aspettativa può essere solo conservativa .In altre parole le terapie mediche non fanno ricrescere i capelli, pertanto se ne vogliamo aumentare la quantità non ci si può sottrarre alla via chirurgica che come detto può essere in certi casi prematura. Una buona notizia comunque giunge dalla ricerca recente; oggi anzichè sottoporci a terapie mediche generalizzare possiamo sottoporci ad un test del DNA attraverso il quale possiamo mettere a punto terapie mediche mirate e quindi certamente più efficaci.

Altra soluzione assolutamente spendibile per aumentare il grado di foltezza mentre l’alopecia è”prematura” è certamente la tricopigmentazione che se ben eseguita assicura esiti estetici davvero rilevanti in termini di foltezza.

Stato di salute del paziente:

Anche lo stato di salute gioca una partita molto importante sulla opportunità o meno di sottoporsi ad autotrapianto di capelli.

Infatti ci sono patologie che lo sconsigliano; Il paziente diabetico ad esempio avrà seri problemi di cicatrizzazione, oppure la vascolarizzazione modesta che può essere legata a traumi meccanici oppure ad ustioni.

Anche il paziente cardiopatico non è un buon candidato per questo tipo di chirurgia, quindi l’anestesista dovrà valutare con massima attenzione l’indicazione da dare al chirurgo ed al paziente circa l’opportunità di sottoporsi al trapianto di capelli .

Condizioni per effettuare il trapianto

Altra condizione clinica dove l’autotrapianto dovrà essere assolutamene sconsigliato è l’alopecia areata. In questo caso si registra una aggressione da parte del sistema immunitario del

paziente ai follicoli piliferi trapiantati e non, determinando la caduta dei capelli. Questo rende il paziente inoperabile.

Sono soltanto degli esempi che comunque indicano l’impossibilità di operare. Il trapianto di capelli è un intervento chirurgico vero e proprio,quindi certe patologie devono essere affrontate e considerate allo scopo di condurre il paziente verso la scelta più opportuna che come abbiamo appena visto può anche essere l’impossibilità di sottoporsi ad autotrapianto di capelli.

Età del paziente:

L’autotrapianto di capelli in linea generale può essere eseguito a qualsiasi età ma talvolta dobbiamo confrontarci con quadri clinici che lo sconsigliano

Trapianto di capelli quali risultati

TRAPIANTO DI CAPELLI

In chirurgia rischio zero e risultato sicuro non esiste.

Nel caso del trapianto di capelli si può fare una eccezione in quanto i bulbi che si reimpiantano non subiscono rigetto in quanto trapianto di capelli autologo.

Possiamo affermare che se si rispetta l’integrità anatomica dei bulbi al momento del prelievo ed il paziente rispetta il post operatorio come da protocollo, l’attecchimento è totalmente sicuro.

Oggi la qualità del trapianto di capelli con tecnica FUE, micro FUE o DHI se saputo eseguire assicura una percentuale di attecchimento delle unità follicolari vicina al 100%.

Quanto appena affermato ha naturalmente pieno valore anche per la tecnica FUT.

Infatti come vedremo più avanti la differenza tra queste due tecniche si palesa e si esaurisce nel prelievo, tutto il resto, ossia la fase di ricostruzione è perfettamente uguale tra le due.

A Partire dalla fine del terzo mese (circa 90 giorni dopo il trapianto di capelli) le unità follicolari reimpiantate nei distretti colpiti da alopecia cominceranno a sintetizzare cheratina, ovvero produrranno questa proteina dura dando così vita ai nuovi capelli.

Infatti a causa del traumatismo da intervento le unità follicolari trapiantate si chiudono in telogen, ovvero vanno in fase di morte.

E’ un meccanismo di difesa della unità follicolare.

La fase di morte telogen dura tre mesi, ecco perché i primi capelli spuntano dopo 90 giorni c.a. in modo asincrono.

Dopo sei mesi il paziente avrà recuperato orientativamente un 70% del suo autotrapianto, sotto il profilo della quantità ma anche e soprattutto sotto un profilo di qualità.

Dopo 12 mesi i capelli trapiantati saranno ricresciuti completamente tutti; questo risultato accompagnerà il paziente per il resto della sua vita.

Infatti l’esito del trapianto di capelli realizzato con tecnica FUT o FUE, o FUE DHI deve essere considerato permanente.

I capelli trapiantati sono insensibili all’insulto del DHT (diidrotestosterone), ormone responsabile della caduta dei capelli poiché privi del suo recettore.

Questo garantisce che i  capelli trapiantati vivranno per sempre.

ESITI VISIBILI

Come ben specificato nel capitolo precedente i capelli trapiantati cominciano a ricrescere dopo una fase di stasi di tre mesi (fase Telogen).

Il primo risultato sostanziale lo si potrà apprezzare dopo i primi sei mesi in quanto avremo ottenuto un recupero quali quantitativo intorno al 70%, il risultato massimo e definitivo lo otterremo dopo 12 mesi!

TECNICHE USATE PER AUTOTRAPIANTO

Come già detto, l’autotrapianto di capelli realizzato con tecnica F.U.E. (Follicular Unit Extraction) non necessità di sutura alcuna.

Questo è certamente il motivo principale che rende la FUE una metodica assolutamente più gentile e meno invasiva rispetto alla FUT.

Le unità follicolari si prelevano singolarmente dal distretto donatore del del paziente (area nucale) e vengono trasferite nella zona o nelle zone colpite da alopecia.

Con entrambe le tecniche chirurgiche non segni visibili nelle aree ricostruite.

COME SI ESEGUE  L’INTERVENTO CON TECNICA FUE O FUE DHI

Il trapianto di capelli indipendentemente dalla tecniche utilizzate, è una chirurgia di superficie.

L’intervento si esegue in anestesia locale, normalmente viene impiegato l’anestetico usato negli studi dentistici (la lidocaina) e lo si esegue in assenza di sedazione.

Nel caso della tecnica FUE o FUE DHI,ci sono tre steps; il paziente viene rasato nell’area di prelievo, si eseguono i prelievi della singole unità follicolari direttamente dal cuoio capelluto del paziente.

Se il chirurgo è di qualità utilizzerà per il prelievo dei bisturi circolari molto piccoli aventi diametro inferiore al millimetro.

Il prelievo avviene per unità follicolare, ed ogni unità ha in sè da un minimo di uno ad un massimo di tre bulbi.

Le singole unità follicolari prelevate vengono separate le une dalla altre a seconda del numero di bulbi che contengono e conservate in fisiologica a 4° centigradi per conservarne l’integrità in attesa di essere trapiantate.

La fase successiva è rappresentata dalla creazione dei micro siti riceventi. Si tratta di micro incisioni della dimensione di pochi decimi di millimetro e realizzate con un bisturi estremamente piccolo.

L’ultima fase è l’inserimento delle singole unità follicolari nei siti riceventi.

COME SI ESEGUE L’INTERVENTO CON TECNICA FUT

Nel caso della tecnica chirurgica FUT invece si esegue un passaggio in più poichè il prelievo non si esegue direttamente dallo scalpo del paziente come con la FUE.

Infatti con la FUT non c’è nemmeno la necessità di rasare il paziente. Viene prelevata una losanga o strip di cuoio capelluto contenente i bulbi da trapiantare.

Si tratta di un rettangolino di cuoi capelluto alto 10/ 15 millimetri e lungo per i centimetri del prelievo, dopodiché si esegue (almeno nel nostro caso) una sutura estetica, ossia una doppia sutura a punti singoli allo scopo di conseguire un esito cicatriziale impercettibile ed invisibile anche in presenza di capelli molto corti.

Lo step successivo prevede la dissezione delle singole unità follicolari direttamente dalla strip.

La dissezione avviene al microscopio stereoscopico. L’utilizzo di questa tecnologia  che è il vero punto di forza della tecnica FUT, permette di ridurre a zero la capacità di errore e quindi di danneggiamento al momento della separazione delle singole unità follicolari, quindi l’attecchimento è pari al 100%.

La fase della ricostruzione  è perfettamente identica alla ricostruzione operata con tecnica FUE.

Infatti vengono realizzati i micrositi riceventi con lo stesso bisturi che avremmo utilizzato se avessimo usato la tecnica FUE.

Una volta realizzate le micro incisioni che ospiteranno i nuovi capelli si procede all’inserimento.

Il trapianto di capelli FUT è terminato.

Il post operatorio è sostanzialmente molto simile per non dire uguale: i capelli trapiantati temono i traumi ed il calore indipendentemente dalla tecnica chirurgica utilizzata.

Si deve osservare una attenzione massima nella prima settimana, dopo 14 giorni il paziente può essere molto più disinvolto, e dopo tre settimane il post operatorio deve considerarsi concluso.

Se il paziente esegue il suo trapianto di capelli in estate è opportuno indossare un cappellino per 4 settimane qualora dovesse esporsi al sole.

QUALI RISULTATI SI POSSONO ATTENDERE

I pazienti possono riprendere le proprie attività, lavoro compreso già nei giorni seguenti, nessuna attività sarà preclusa

Trasparenza: i risultati del trapianto di capelli sono visibili ed incontrovertibili

Se ben eseguito il risultato dell’autotrapianto di capelli è indiscutibile e ben visibile poichè produce un aumento di diverse migliaia di capelli nelle aree colpite da alopecia.

I capelli cresceranno in modo graduale sia sotto l’aspetto della dimensione che della quantità.

Come precedentemente detto, l’esito massimo si manifesta in 12 mesi.

Il risultato raggiunto è permanente in quanto i capelli trapiantati sono insensibili alla aggressione del DHT (Il diidrotestosterone è l’ormone responsabile della alopecia androgenetica).

medicina estetica migliorini autotrapianto capelli slide 1

Quali tecniche usiamo per il trapianto

TECNICHE USATE PER AUTOTRAPIANTO

Esistono due tecniche di trapianto: la FUE o micro FUE o FUE DHI( follicular unit extraction / estrazione delle unità follicolari) e la FUT o STRIP (follicular unit transplantation, ossia trapianto dell’unità follicolare).

FUE micro FUE DHI

La tecnica di autotrapianto di capelli FUE si divide in 3 fasi: l’estrazione della singola unità follicolare direttamente dallo scalpo del paziente, le incisioni, ovvero la creazione dei micro siti riceventi, e l’inserimento delle singole unità follicolari nelle micro incisioni riceventi.

Estrazione delle singole unità follicolari (FUE)

La FUE è certamente la tecnica più recente e innovativa in ambito di chirurgia ricostruttiva dei capelli ma questo non significa che sia necessariamente e sempre la migliore. La FUE come la FUT presenta punti forti e punti sensibili, quindi la scelta della applicazione della tecnica chirurgica dipende sostanzialmente da come il quadro clinico del paziente si presenta.

La tecnica di trapianto FUE è certamente un tipo di chirurgia molto più leggera e più facile da gestire anche nel post operatorio.

È una tecnica che non abbisogna di sutura contrariamente alla FUT e attraverso l’ausilio di punch (bisturi a lama circolare) vengono prelevate direttamente dal distretto donatore le singole unità follicolari.

Residua una micro incisione di diametro inferiore al millimetro (medicina estetica migliorini utilizza punch piccolissimi) e quello che residua guarisce spontaneamente in qualche giorno lasciando una mini cicatrice circolare del diametro di pochi decimi di millimetro, e quindi completamente invisibile.

Successivamente vengono creati i siti riceventi nell’area da ricostruire e poi ripopolata con l’innesto delle singole unità follicolari.

Un prelievo “scheletrico e preciso” della singola unità follicolare ci offre la possibilità di fare un micro sito ricevente davvero piccolo ci offre la possibilità di una grado di foltezza per cm2 davvero vicino al fisiologico.

Su pazienti selezionatissimi è possibile estrarre un gran numero di unità follicolari (ogni unità contiene da un minimo di uno ad un massimo di tre bulbi).

Il paziente tollera molto più facilmente il prelievo in quanto parliamo di micro porzioni di tessuto, ed anche il post operatorio è molto più leggero e facile da gestire.

La Fue può essere manuale, motorizzata o robotica. Il contributo della mano umana al momento è irrinunciabile.

DIFFERENZA TRA LA  FUE E LA FUE DHI

La differenza tra la FUE o micro FUE e la FUE DHi consiste nel vantaggio che con la DHI possiamo evitare la rasatura dei capelli nell’area che dobbiamo ricostruire

VANTAGGI METODO FUE

Riassumendo possiamo dire che i vantaggi della FUE sono i seguenti:

Invasività minima

Assenza di sutura

Nessuna cicatrice lineare

Intervento più leggero

Post operatorio  facile da gestire

Tempi di guarigione più ridotti rispetto alla FUT

Utile su tutti quei pazienti che devono fare un trapianto di piccole dimensioni

Ottima soluzione per bonificare vecchie cicatrici nel distretto donatore

La Fue è un tipo di chirurgia che richiede molta esperienza, un’ottima manualità, resistenza fisica per avere una curva di rendimento non troppo severa, una mano particolarmente leggera e molta pazienza con una ottima coordinazione tra occhi e mano poichè il prelievo è comunque”intuitivo”

Il trapianto di capelli come qualsiasi altro tipo di chirurgia non è una scienza esatta ma è legato alla abilità di chi opera, abilità che necessariamente deve essere sostenuta da conoscenze mediche, talento, esperienza.

Da qualche anno è molto di moda il trapianto di capelli all’estero anche in relazione al basso costo.

In alcuni di questi paesi esteri, il prelievo FUE che è la fase più delicata dell’intero trapianto, non viene praticato da medici ma incredibilmente da ragazzine di 18/ 20 25 anni max. Totalmente prive di quella esperienza necessaria data l’età e completamente digiune di conoscenze mediche.

La scatola cranica può presentare e presenta contorni e forme differenti, con diversità nella direzione e inclinazione dei capelli anche sullo stesso paziente. Competenze mediche ed esperienze di anni sono indispensabili per poi estrarre l’unità follicolare con precisione e dare al paziente un risultato all’altezza delle sue aspettative.

I parametri ai quali far riferimento e che costituiscono elemento di scelta sono sostanzialmente 3 ed in questo ordine di importanza: sicurezza del paziente, risultato, prezzo. Le migrazioni all’estero sono sostenute sostanzialmente da un costo basso ma come già detto la chirurgia non è una scienza esatta e richiede molta esperienza e competenze mediche, quindi attenzione al canto delle sirene poichè un trapianto di capelli è per sempre!

FUT o STRIP (follicular unit transplantation, ovvero trapianto dell’unità follicolare)

La tecnica FUT invece prevede un passaggio in più rispetto alla FUE.

Come abbiamo detto con la Fue si esegue il prelievo della singola unità follicolare direttamente dallo scalpo del paziente, con la FUT invece viene prelevata una losanga, una strip di cuoio capelluto contenente le unità follicolari da trapiantare, dopo di che si esegue una sutura tricofitica (la caratteristica peculiare di questo tipo di sutura consiste nel praticare l’incisione per il prelievo della losanga con angolo obliquo; quando il chirurgo va a suturare avvicina i due lembi fino a “sovrapporli” occultando già in questa fase quasi completamente la futura cicatrice) che consentirà nn graffio, un esito cicatriziale impercettibile, lineare ma estremamente raffinato.

Prelevata la strip, viene affidata agli assistenti, i quali la appoggiano su un vetrino, la posizionano sotto un microscopio stereoscopico ed iniziano la separazione delle singole unità follicolari. L’utilizzo del microscopio consente di vedere esattamente come eseguire la separazione pertanto la capacità di danneggiamento sarà praticamente inesistente.

Effettuala la separazione delle singole unità follicolari tutto il resto del trapianto è perfettamente identico alla FUE.

VANTAGGI  METODO FUT

Capacità di errore al momento della separazione delle singole unità follicolari intorno allo zero, pertanto avremo un miglior grado di foltezza per cm2 rispetto alla FUE nell’area da ricostruire.

Non occorre rasare i capelli su tutto il distretto donatore contrariamente alla FUE Il grado di foltezza dei capelli nel distretto donatore resta praticamente invariato contrariamente alla FUE che “svuota”.

Una sola cicatrice lineare sottilissima che può essere cancellata con la FUE.

Sintetizzando possiamo dire che non esiste una metodica chirurgica migliore dell’altra; entrambe offrono vantaggi e limiti se confrontate tra loro. La scelta dell’uso della tecnica quindi sarà in funzione del quadro clinico del paziente al fine di offrirgli il miglior risultato possibile!

Trapianto capelli La storia dell’autotrapianto

IL TRAPIANTO NELLA STORIA

Il trapianto capelli nasce dalla esigenza di ovviare un disagio sociale ; una bella chioma folta è da sempre sinonimo di bellezza e salute e migliora l’autostima. I capelli non hanno finalità funzionali ma solo importanza sociale, e pensando a questo è nata l’dea di recuperare i capelli in quelle aree dove sono caduti. La storia del trapianto capelli autologo o autotrapianto di capelli vede la luce nel lontano 1959, quando il Dott. Orentreinch prova a mettere a punto una tecnica specifica per questo tipo di intervento chirurgico. Dopo quasi 60 anni di questa disciplina i miglioramenti sono stati esponenziali sia in termini di sopportabilità dell’intervento  che in termini di esito.

METODOLOGIA DEL TRAPIANTO

La grande rivoluzione si concretizza quasi 20 anni fa quando  il Dr.Bernstein e il Dr. Rassman introducono un nuovo concetto che trasforma completamente questo tipo di chirurgia. Infatti si passa dal trapianto ad isole o zolle (20/30 capelli per ogni prelievo da innestare) al trapianto di capelli per “unità follicolare”. (come ben sappiamo ogni unità follicolare contiene da un minimo di uno ad un massimo di tre bulbi, quattro eccezionalmente). Lo scopo è avere un aspetto massimamente naturale, avvicinandosi il più possibile al fisiologico. Anche oggi l’obiettivo è quello, ovvero fare un autotrapianto di capelli con esiti sovrapponibili al fisiologico. Ci sono state evoluzioni  anche in relazione agli strumenti chirurgici ed alla tecnica di prelievo sempre più raffinata  e dalla quale  dipende anche la dimensione del micro sito ricevente. E’ di tutta evidenza che piu “scheletrica” sarà l’unità follicolare prelevata tanto più piccolo sarà il sito ricevente. Questo  offre diversi vantaggi, uno in particolare: la possibilità di fare siti molto piccoli , quindi molto vicini gli uni agli altri con il grande vantaggio di una ottima densità di capelli per cm2. Il grado di foltezza sarà di assoluta eccellenza. Come la storia dell’umanità insegna tutto continua ad evolversi;  da pochi anni è stata introdotta una nuova metodica chirurgica , la FUE, ovvero l’estrazione della singola unità follicolare direttamente dallo scalpo del paziente. Anche la FUE si è evoluta in micro FUE e FUE DHI. Si tratta di piccoli accorgimenti, piccole migliorie che tuttavia possono fare differenze importanti. Ad esempio la differenza tra la FUE o microFUE rispetto alla FUE DHI, consiste unicamente nel fatto che quest’ultima può evitare la rasatura dei capelli nell’area da ricostruire. Questo naturalmente può offrire vantaggi importanti in termine di discrezione e di vita sociale nei primi giorni di post operatorio.

INTERVENTO AUTOTRAPIANTO

Il chirurgo si avvale dell’uso del micropunch, un bisturi a lama circolare di diametro inferiore al millimetro se in mano a  professionista abile ed esperto  (dopo aver rasato i capelli) e con un sistema di compressione ed aspirazione si procede al prelievo della singola unità follicolare. Il vantaggio rispetto alla FUT consiste in una chirurgia molto più leggera e facile da gestire nel post operatorio. E’ un tipo di metodica che non richiede sutura. All’inizio si procedeva al prelievo manuale, poi è stato inventato un micropunt motorizzato ma sempre guidato da mano umana e in ultimo un braccio robotico. Alla fine si è visto che la mano umana come sempre è insostituibile. Molto probabilmente il miglior prelievo FUE a parità di qualità di chirurgo è il sistema motorizzato a guida umana poichè riduci i tempi e le difficoltà di prelievo ma sempre sotto controllo umano. La tecnica chirurgica FUE è stata pensata da Woods e Campbell, è una tecnica che come già detto prevede il prelievo diretto delle unità follicolari dalla zona donatrice ed il reimpianto direttamente nelle zone riceventi. Prima dell’avvento della metodica FUE chi praticava la chirurgia della calvizie si avvaleva della tecnica FUT o  Strip che dir si voglia che consisteva e consiste nel prelievo di una losanga di cuoio capelluto contenente le unità follicolari da dissezionare al microscopio. Ciò che residuava era un esito cicatriziale lineare in area occipito-nucale. Psicologicamente alcuni pazienti non accettavano un esito cicatriziale importante, soprattutto se il risultato non era alla altezza delle proprie aspettative. Un numero sempre più importante di pazienti non accettava di buon grado la cicatrice in area di prelievo anche se oggi l’esito cicatriziale di una FUT è solo un graffio alto un millimetro e completamente invisibile anche su capelli corti. Comunque ed in relazione a questo disagio, nel 1990 Rassman iniziò ad approfondire l’opportunità di procedere mediante una tecnica chirurgica che non prevedesse il prelievo di una strip con conseguente sutura, da qui la tecnica FUE.

ESITI DELL’AUTOTRAPIANTO

All’inizio i risultati non furono esaltanti a causa dell’alta percentuale di danneggiamento al momento del prelievo intuitivo a cui la FUE è legata fino a che i chirurghi Richard Shiell e Masubi Inaba  misero a punto una procedura di estrazione mediante dei puch che penetrano con precisione ed in profondità il follicolo che viene rimosso con una pinza (tecnica di Inaba). Finalmente i chirurghi di tutto il mondo potevano disporre di due tecniche chirurgiche che entrambe fornivano risultati accettabili e senza  il limite della sutura in area di prelievo. Naturalmente anche questa nuova tecnica presentava e presenta dei punti sensibili soprattutto nella fase del prelievo; infatti contrariamente alla tecnica strip o fut la fue presenta un prelievo sostanzialmente intuitivo poichè il chirurgo non può vedere sotto l’asse della cute pertanto la percentuale di danneggiamento era ed è legata alla abilità del chirurgo. Inoltre un altro limite era rappresentato dal capello riccio. La FUE ha come condizione per un trapianto di successo il capello liscio poichè quello riccio presenta delle curvature evidenti a livello della radice. Tali curvature rendono inevitabile una percentuale di errore più alta al momento del prelievo. In altre parole  un percentuale di capelli inaccettabile a nostro avviso non attecchirà se il capello è riccio. Contrariamente al capello riccio  quello liscio consente prelievi meno difficili e la percentuale di errore non va mai oltre il 10% se parliamo di un chirurgo esperto. Allo stato dell’arte possiamo affermare che se il chirurgo è abile ed esperto i risultati saranno estremamente soddisfacenti indipendentemente dalla metodica chirurgica utilizzata. Come già detto nei capitoli precendenti, è molto importante affidarsi a strutture chirurgiche NON COMMERCIALI, che possono vantare all’interno del proprio organico equipe chirurgiche specializzate esclusivamente in questa disciplina.